Stefano Marinelli’s Blog

25 mag

I modem ADSL non sono tutti uguali

Quando si attiva un abbonamento ADSL, il gestore fornisce spesso le apparecchiature in comodato d’uso. Che sia gratuito o meno, l’utente deve preoccuparsi di pochissime cose. Una di esse è il memorizzare i dati della rete wireless poiché spesso non sono modificabili.

Gli utenti più esperti o che hanno esigenze particolari, però, odiano questa procedura in quanto le apparecchiature fornite sono spesso troppo “semplicizzate” e non consentono impostazioni avanzate specifiche per l’utilizzo richiesto.

Il 90% degli utenti ha bisogno solo della procedura per mappare le porte per il file sharing e quasi tutti i router in comodato permettono di farlo, ma altri vorrebbero delle funzionalità diverse (VPN, QoS, ecc.) che non sono contemplate. La soluzione di solito consiste nel mettere un router avanzato dietro a quello fornito e utilizzare quest’ultimo, relegando il primo al semplice utilizzo tipo modem.

Quando un gestore, invece, è abbastanza in gamba da permetterti di usare l’apparecchiatura che preferisci, si comincia a porre la questione del: “e adesso che apparecchio compro?”

I centri commerciali sono pieni di marche e modelli diversi ma, andando a stringere, sono tutti molto simili. Chiedendo indicazioni ad un amico esperto (o ad un commesso), probabilmente ci si sentirà rispondere “prendi quello che preferisci, sono più o meno tutti uguali”.

Questo può essere vero in molti casi ma assolutamente falso in tanti altri. Ho recentemente attivato una adsl su una centrale lontana. Questo ha generato un decadimento della qualità della linea molto forte e, in queste condizioni, si può davvero notare quali siano le apparecchiature di maggior livello.

In casa in questo momento ho:

e ho avuto modo di provare anche:

Andiamo ad analizzarne il comportamento, per capire la qualità del prodotto stesso. Alcuni potrebbero obiettare sul mio metro di giudizio, ma secondo me un modem/router ADSL come prima caratteristica deve avere una buona sensibilità di linea. Non tutti vivono a 200 metri dalla centrale (oppure la centrale a 200 metri è Anti Digital Divide):

  • D-Link DSL 320 T – non sente neanche la portante. Continua a ricercarla all’infinito. Connessione impossibile.
  • Trust MD-4050 – si aggancia e si connette stabilmente con 544 in downlink e 640 in uplink. La connessione resta costante anche a distanza di giorni.
  • Alice Gate VOIP – Dopo aver visto che aggancia la portante a 704 in download e 640 in upload, ho sbloccato e modificato il firware per testarlo sulla mia nuova ADSL. Stabile e ben funzionante.
  • Vodafone Station – si aggancia a 672 Kbit/sec. Il firmware è bloccato da Vodafone per cui è impossibile utilizzarlo. Peccato, è un bell’apparecchio.
  • Alcatel SpeedTouch Home – si aggancia alla stessa portante del Trust, ovvero intorno ai 540. Stabile, ma nessun vantaggio rispetto agli altri
  • Thomson ST605 – il campione :-) . Si aggancia stabilmente a 704 e, a volte, a 736 Kbit/sec. Performante, customizzabile, l’ho utilizzato per circa 15 giorni senza avere il minimo problema (a parte qualche sporadico reboot, ma sempre dopo aver effettuato qualche operazione nella interfaccia web)
  • Thomson ST716WL – si aggancia abbastanza rapidamente a 672 e a volte a 704 Kbit/sec. Ho deciso di tenerlo, pur andando un pò meno veloce del 605 in quanto il WiFi integrato e il VOIP mi permettono di non avere altri due apparecchi collegati. Quei pochi Kbit di differenza neanche li noterò, tanto la connessione è lenta comunque.
  • Zyxel 660 Prestige – si è agganciato una sola volta, a 320 Kbit/sec. Poi ha iniziato a ricercare la portante e non l’ha più trovata
  • Siemens SX763 – non ha neanche rilevato la portante

Riassumendo, quindi, le prestazioni di questi apparecchi possono essere raggruppate in tre famiglie: quelli che neanche si allineano, quelli che si allineano a basse velocità e quelli che cercano di tirar fuori “il meglio” dalla linea disturbata.

Indagando in giro ho scoperto che spesso non è tanto una questione di qualità costruttiva ma più di compatibilità dei chipset: il D-Slam ha un certo chipset di una certa marca e ci sono determinati modem che sono più performanti con specifici D-Slam. Di fatto i miei test hanno dimostrato che i Thomson (chipset Broadcom), il Pirelli e l’Huawei di Vodafone sono i più sensibili. Avevo sempre considerato i Pirelli come apparecchi di scarsa qualità invece è tutta una questione di firmware, come spesso accade.

Strano che un apparecchio come lo Zyxel abbia fallito miseramente il test, ma questo dimostra che le mie pluriennali convinzioni non sono del tutto sbagliate (leggi: la Zyxel non mi è mai piaciuta).

Risultato: i modem ADSL non sono tutti uguali, e non è solo una questione di funzionalità più o meno avanzate. La sensibilità è una cosa di cui tenere conto. Specialmente se si hanno linee molto disturbate o abbonamenti a velocità molto alta (20 Mega), il fattore sensibilità diventa di primaria importanza. Le differenze possono essere abissali.

[Slashdot] [Digg] [Reddit] [del.icio.us] [Facebook] [Technorati] [Google] [StumbleUpon]
24 apr

Se l’ADSL non va da Sansone, Sansone trova il modo di andare dall’ADSL

Un breve post, solo per raccontare una cosa interessante. (spero)

Molti di voi sapranno che sono connesso ad Internet in Anti-Digital-Divide (alias: ho la 640Kb/sec). Bene: questa connessione di Sabato e Domenica sembra comatizzare perché moltissimi utenti si collegano e la centrale collassa.

Ho scoperto che nella mia zona è presente anche un cavo che arriva da un’altra centrale, ad un paio di km da qui, e che se si effettua una specifica richiesta si può ottenere un collegamento con quel cavo.

Ho approfittato e per ora la procedura sembra muoversi: Lunedi verranno i tecnici Telecom a portarmi i nuovi cavi in casa. Il profilo dati è un 7 Mbit/sec ma, come mi hanno detto, probabilmente non supererò i 2 Mbit in quanto sono molto distante dalla centrale. Almeno, in teoria, saranno costanti.

Speriamo bene. Ne scriverò a cose fatte.

[Slashdot] [Digg] [Reddit] [del.icio.us] [Facebook] [Technorati] [Google] [StumbleUpon]
20 apr

Windows va perdonato, gli altri…NO! – Storie dalla sala macchine

Capita spesso di incappare in qualche malfunzionamento informatico. A volte è dipendente dall’hardware, altre volte dal software. Ci sono infatti moltissime variabili in gioco ed ognuna di esse può essere fonte di problemi.

Cambia, però, l’atteggiamento delle persone. Si tende, infatti, ad essere più indulgenti nei confronti di alcuni sistemi rispetto ad altri. Paradossalmente, si è più indulgenti nei confronti di quello che si è pagato di più. Assurdo, ma è così.

Assisto quotidianamente a situazioni del genere e, quando questo non avviene, sento racconti.

La settimana scorsa, ad esempio, stavo tenendo dei corsi di formazione ed una delle persone venute ad assistere, una responsabile amministrativa di una nota azienda pubblica di Padova, mi ha raccontato un fatto molto interessante. Lei ha scelto di usare OpenOffice e non ci sono mai stati problemi di alcun genere. Un giorno la chiamano da un ufficio dicendo che un file da lei prodotto manda in crash il loro MS Office 2003. La signora lo modifica, lo esporta e lo rimanda: niente, non cambia nulla. Immediatamente insorgono le polemiche contro la scelta di OpenOffice, insistendo che la fonte dei problemi è la sua difformità rispetto al software principe: MS Office. La signora decide di fare una prova intelligente: apre il documento con OpenOffice ed effettua una operazione di “copia e incolla” all’interno di una pagina MS Office 2003 sul suo computer, impacchetta il tutto e lo rimanda. Risultato: crash. Dopo qualche analisi e qualche test, hanno deciso di riformattare la macchina che andava in crash poiché “il sistemista veniva chiamato continuamente a fronteggiare l’instabilità di quel computer e quella copia di Office andava in panne almeno 4/5 volte al giorno”. Di chi era, dunque, la colpa? Non certo di OpenOffice, ma tutti l’avevano subito attaccato. Era il “diverso”.

Porto qualche altra esperienza personale.

Si installa Ubuntu su una macchina client e si collega la stampante. Dopo 20 secondi era già pronta a stampare e tutto ha funzionato regolarmente per qualche giorno. Arriva una telefonata: “senti, scusa, ma questa macchina non stampa più. Rimettiamo Windows, evidentemente Ubuntu non è stabile abbastanza con le stampanti”. Indago e… scopro che da quella macchina era stata tolta la stampante molto tempo prima perché aveva le USB danneggiate e funzionavano una volta su tre. Si erano però ben guardati dal dirmelo, o forse si erano dimenticati, ma il risultato è che la colpa era immediatamente caduta su Ubuntu. Da Windows si accettava, da GNU/Linux no.

Azienda medio-grande, installo un server antispam-antivirus per la posta elettronica. Hanno Exchange e gli strumenti Symantec non sembrano essere molto efficienti nei confronti dell’ondata di spam in arrivo in quei giorni. Metto quindi il server Debian a monte e, dopo averla filtrata, passa la posta agli strati successivi. Dopo qualche ora dal setup, tutti che si congratulano e meravigliano per l’efficienza del primo livello. Passano settimane, mesi e tutto procede regolarmente. Un giorno mi arriva una telefonata: “corri, il server Linux non consegna più la posta”. Prendo la macchina e vado. Al mio arrivo trovo i due sistemisti e il responsabile che cercano disperatamente di accedere alla macchina Linux da remoto ma questa non risponde. Iniziano tutto un discorso legato al fatto che ha funzionato bene ma che in questa occasione ha dimostrato la sua instabilità, che dobbiamo comprare qualcosa di più efficace e stabile, magari un Linux a pagamento e non questa Debian perché nessuno ce la garantisce, ma che comunque bisogna pianificare un ritorno a Windows perché Linux, che passa per sicuro e stabile, ha appena mostrato di non esserlo. Io cerco di calmarli, di spiegare che ci sarà sicuramente un motivo, bla bla bla… insomma, due ore solo a dare spiegazioni in merito e nessuno di loro sembrava convinto. Ormai avevano deciso: quel Linux va rimpiazzato, non è stabile. Ci vuole il caro vecchio Windows. Per un crash dopo mesi? E poi perché la macchina ha crashato? Spiego di voler procedere ad un controllo invece che continuare a perdere tempo nelle disquisizioni filosofiche su Windows e Linux e chiedo loro di mostrarmi il server. Scendiamo sotto e vedo l’intero rack spento. Chiedo spiegazioni e loro dicono di non essersi resi conto dello spegnimento. C’era stato un sovraccarico sull’UPS e aveva interrotto l’alimentazione. Indignato per tutta la questione (mi hanno fatto correre e non hanno controllato neanche l’alimentazione della macchina???) chiedo: “ma le altre macchine nel rack… non vi siete accorti di niente?”. La risposta è agghiacciante: “si, certo, abbiamo visto andare giu anche Exchange ma quello non ci meraviglia, visto che lo dobbiamo riavviare almeno tre volte al giorno in maniera brutale“. Insomma: da Exchange si accetta, da Linux no.

Non bisogna mai avere troppi preconcetti.

[Slashdot] [Digg] [Reddit] [del.icio.us] [Facebook] [Technorati] [Google] [StumbleUpon]
18 apr

Linuxari vs Windowsari (e vice-versa). Perché?

Utilizzo GNU/Linux da molti anni, direi in maniera totalmente stabile dal 1997. Molto tempo è passato, in valore assoluto, e si sono susseguite epoche informatiche. Una cosa però non è cambiata: l’atteggiamento degli utenti di un sistema operativo nei confronti di quelli di un altro.

Questa battaglia, iniziata molto prima dell’arrivo di GNU/Linux e della diffusione dei sistemi operativi opensource, genera una sorta di sudditanza psicologica nei confronti del sistema scelto. Uso questo sistema? Bene, ne devo diventare il paladino.

Ricordo ancora le facce delle persone a cui dicevo “no, non uso più Windows. Adesso uso GNU/Linux e ne sono soddisfatto”. I miei interlocutori erano sorpresi, interrogativi, confusi. “E cos’è? Perché hai cambiato? Windows non ti andava bene? E li trovi i programmi?”. All’epoca le risposte erano, nell’ordine: “Un sistema operativo alternativo”. “Perché mi piace”.  “Andava bene, ma c’era qualcosa che non mi convinceva del tutto”. “I programmi si trovano anche se sono meno evoluti”. A distanza di 12 anni, posso dire che tutte queste risposte sono cambiate e che, per fortuna, la prima domanda ormai non la pone più nessuno. Non è cambiato, però, l’atteggiamento di molte delle persone.

Utenti Linux/*BSD/Solaris/ecc.: a chi non è mai capitato di vedere, nella faccia del vostro interlocutore, quella espressione mista tra saccenza, superiorità e disprezzo? Quell’espressione che dice “ah, ecco, un altro cretino che decide di complicarsi la vita e di complicarla agli altri. Non ha veramente capito niente di informatica, poveretto. Devo riportarlo sulla retta via”. Cercano di convincervi che siete parte di una nicchia, di un gruppo di fanatici invasati che cercano solo di raggiungere un’utopia, una cosa impossibile perchè la Vera Informatica (® (TM) ©) è quella fatta con strumenti seri e costosi. Poco importa se gli stessi strumenti sono disponibili, quasi nella stessa forma, anche nell’OpenSource. Un esempio? Tutti usavano VMWare Enterprise, a livello aziendale, perché ben fatto e stabile. Xen? No, quella roba OpenSource non mi interessa. Adesso, invece, c’è la bolla di Citrix. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Ma, signori miei, dal 2007 Citrix ha acquisito Xen e tutti i sistemi Citrix che ho visto dai miei clienti sono tutti Xen-based. Dunque Xen non andava bene solo perché non era in una bella scatola? Evidentemente si.

Purtroppo, devo ammettere, avviene anche l’opposto:

Utenti Windows: a chi non è mai capitato di vedere, nella faccia del vostro interlocutore (non-Windows) quella faccia di chi sta pensando “ah, ecco, un altro Windowsaro venduto a Microsoft e non capisce niente. Pende dalle labbra di Bill, senza rendersi conto che l’unica cosa che Bill vuole è incrementare il suo infinito conto in banca. Adesso lo converto io”

Gli utenti GNU/Linux (o *BSD o altro), spesso, credono di essere gli unici a conoscere la Vera Scienza. Nessuno, a parte loro, ha capito davvero come funziona un computer. Solo loro hanno intuito la Verità assoluta, quella da diffondere con tutti i mezzi. Windows è il male e come tale va combattuto in ogni modo. Bisogna convertire tutti gli altri, a qualunque costo. Il Kernel Linux, o *BSD o quantaltro è una sorta di Santo Graal e solo chi lo tocca con mano può aspirare all’immortalità informatica.

Benché io possa essere più o meno parzialmente d’accordo con alcune delle affermazioni precedenti, ritengo che la costrizione NON SIA il mezzo migliore per convincere un’altra persona. Ci vogliono motivazioni chiare, spiegazioni razionali e coerenti. In certe situazioni, poi, bisogna gettare la spugna.

A volte, ad alcuni clienti, non suggerisco il passaggio a GNU/Linux. Ci sono infatti delle situazioni in cui questo tipo di migrazione potrebbe causare molti problemi, vanificando tutti gli sforzi di convincimento fatti. Cerchiamo quindi di essere coerenti e razionali e non buttiamoci in una guerra di religione.

Dall’altra parte, molti utenti Windows, invece, si chiudono dietro ad uno scudo di ferro e rigettano tutto quello che sia esterno al loro mondo. Qualunque “non-Windows” va evitato come la peste in quanto è roba “non standard”, “strana” o, per usare un termine tanto caro a chi cerca di vendere fumo, “non certificata”.

Windows, infatti, è certificato. I suoi driver sono certificati. I suoi programmi sono certificati. I computer sono certificati. Quindi sono tranquillo. Tutto viene certificato. Ma chi certifica? Microsoft? Le aziende di produzione dei programmi o dei componenti hardware? Allora a che cavolo serve questa certificazione? E poi, certificano COSA? Che il prodotto funzionerà perfettamente per un certo lasso di tempo e che, se questo non dovesse avvenire, loro sono pronti a rimborsare? Assolutamente no. Sono solo frasi di puro marketing. E qui suggerisco una riflessione: per Windows ci sono migliaia di persone che si sforzano, giorno dopo giorno, di trovare delle interessanti tecniche di convincimento, di persuasione, di adulazione. GNU/Linux, *BSD, ecc. non li sponsorizza (quasi) nessuno o, per lo meno, non con così tanta foga. Non fidatevi di quello che vi dicono ma fidatevi dei vostri occhi, cercando di non avere preconcetti e predisposizioni sbagliate come “installo Linux ma tanto saprò già che non funzionerà niente, quindi al primo problema dico che Linux fa schifo e ritorno al mio Windows”.

Tifo da stadio, dunque, oppure c’è qualcosa di più profondo? Io credo che qualcosa ci sia, ma non è semplice da identificare.Vogliamo tutti far parte di un gruppo e, a modo nostro, siamo indotti a pensare che il nostro sia migliore di tutti gli altri. Questo è bellissimo ed è parte della natura umana.

Cerchiamo però di non essere miopi e di saper accettare anche le idee degli altri. Se vogliamo convincere qualcuno, facciamolo con criterio e intelligenza, con pazienza e correttezza, ammettendo anche di avere torto, qualche volta.

[Slashdot] [Digg] [Reddit] [del.icio.us] [Facebook] [Technorati] [Google] [StumbleUpon]
17 feb

Facebook-mania e MSN-dipendenza

Sono le tecnologie che cambiano le generazioni o forse sono le generazioni che cambiano le tecnologie? La domanda richiederebbe una lunga analisi, al termine della quale non si sarebbe giunti da nessuna parte. Sappiamo solo che le generazioni cambiano e le tecnologie pure.

Oggi l’informatica è alla portata di tutti ed è facile riuscire ad avere accesso a miriadi di informazioni. Alcune menti ci hanno lavorato sopra e hanno creato delle tecnologie in grado di stimolare uno dei bisogni primari degli esseri umani: la socializzazione.

A volte, però, si rischia di entrare in un tunnel dal quale si rischia di non poter più uscire. Juana ha tentato di effettuare degli esperimenti, ed ecco i risultati.

Purtroppo, come per qualunque cosa, nel caso di alcune persone questa “socializzazione di massa” sta coinvolgendo TROPPO. Sempre più spesso si sente parlare di gente che non lavora più perché “passa troppo tempo chattando” oppure “facendosi i fatti degli altri su Facebook”. Il fenomeno è preoccupante, considerando che molti miei clienti mi chiedono sempre più spesso di “bloccare l’accesso a Messenger” o “impedire che l’utente possa andare su Facebook”.

Ma cosa sta effettivamente succedendo? Televisione, pubblicità e spot radiofonici cercano di convincerci che siamo speciali. Abbiamo il diritto naturale di avere un’automobile speciale, un computer speciale, un vestito speciale, un profumo speciale, un fisico speciale. I media ci mostrano un mondo in cui tutti cercano solo di fregarci e i sindacati cercano di difendere dei diritti che spesso non abbiamo o che non meritiamo più.  Pian piano, nel corso degli anni, abbiamo iniziato a convincere noi stessi e a sentire uno smisurato bisogno di convincere anche gli altri del fatto che, in effetti, siamo davvero al centro del mondo. Il “bisogno di accettazione” è primario rispetto a tutto il resto e se la tecnologia ci fornisce strumenti per semplificarci la vita, abbiamo il dovere di usarli. Avere tanti amici è, di solito, sintomo di simpatia e gradevolezza, di essere accettati dalla comunità.

“Hai tanti amici su Facebook? Allora sei una persona trendy!”. Peccato, però, che molti di loro li hai a malapena visti una volta e magari non saresti neanche in grado di dire il loro nome se li incontri per strada.

“Passi la giornata in chat? Wow, devi avere molti amici!”. Peccato che poi, però, questo potrebbe pregiudicare la tua vita sociale VERA, quella che va al di fuori del computer.

Uno strumento tipo Facebook può essere utile per tenersi in contatto con persone che altrimenti si rischia di perdere di vista, per ritrovare vecchi amici o gente di cui si sono perse le tracce da anni. Passare la vita al suo interno solo per vedere la vita degli altri è da falliti.

Sempre più spesso, purtroppo, vedo gente che passa la giornata (e la notte!) solo a fare questo. Vivono con un computer tra le mani, meglio se portatile, e trascurano le attività della vita reale per passare il proprio tempo davanti a questi sistemi di social networking. Cosa fanno? Guardano le foto degli amici, gli amici degli amici, il loro stato, si informano su cosa hanno fatto e su cosa fanno, cercano di carpire esperienze altrui e di farle proprie. Alcuni non spengono neanche il computer, di notte, per averlo sempre a portata di mano. Lo scopo? “Beh, se mi sveglio e non riprendo sonno almeno ho qualcosa da fare”.

Questo atteggiamento è gravissimo in quanto si rischia di compromettere quella che è la propria socialità vera: se ti chiedo di uscire o di fare due chiacchiere, non vale la pena di spegnere il computer e fare delle attività REALI, di fronte a una o più persone in carne ed ossa?

Il paradosso, inoltre, si ha quando una persona decide di non uscire con gli amici per restare a chattare su Messenger. Insomma, strumenti di “social networking” che rischiano di rendere asociali i propri utenti. Qualcosa non funziona.

Ci sono persone che si immedesimano talmente tanto da assimilare quello che leggono, convincendosi (o cercando di convincere gli altri) di aver vissuto alcune delle esperienze che vedono nelle foto di Facebook o che sentono raccontate dai propri amici su Messenger. Spesso vengono scoperte, in quanto non puoi aver vissuto quell’esperienza di cui mi stai parlando se hai passato l’intera giornata davanti al computer.

Il fenomeno è quindi preoccupante e ci sono intere schiere di persone che si stanno facendo “prendere” da queste nuove tecnologie. Forse finirà come tutte le mode, verrà tutto abbandonato e il fenomeno si ridimensionerà a dovere. Nel frattempo, però, è bene non esagerare e ricordare che ogni essere umano è speciale, in quanto è unico. Non cerchiamo solo di uniformarci al mondo, poiché il mondo è bello e vario proprio perché ognuno di noi ha un universo al suo interno. Esatto, al suo interno, non sul suo stato di Facebook.

[Slashdot] [Digg] [Reddit] [del.icio.us] [Facebook] [Technorati] [Google] [StumbleUpon]
23 gen

Come funziona il GPS?

Amici, clienti, conoscenti, lettori: spesso mi viene chiesto come funziona il GPS oppure viene fuori, parlando, che c’è molta confusione nella concezione di questo tipo di tecnologia. Ho già parlato dei navigatori satellitari ma non sono entrato nello specifico. Vorrei quindi, una volta per tutte, scrivere un post in cui spiego cos’è e come funziona il sistema GPS, sfatando alcuni miti e alcune leggende metropolitane che continuano ad imperversare.

GPS sta per Global Positioning System. Lo scopo del sistema è quello di consentire la determinazione precisa, esatta e univoca della propria posizione in qualunque punto del nostro Pianeta. Nato per scopi militari, nel corso degli anni è stato applicato anche all’uso civile. L’attuale sistema è americano anche se, già da un pò, l’Unione Europea ha terminato di pianificare il proprio sistema di posizionamento, chiamato Galileo.

Il GPS è composto da un certo numero di satelliti (da 24 a 32) che orbitano intorno alla terra trasmettendo continuamente e ripetutamente dei segnali nella banda delle microonde. Grazie ad alcuni calcoli matematici, infatti, conoscendo il tipo di segnale da ricevere (ovvero cosa dovrebbe arrivare) e il modo in cui viene ricevuto, è possibile stabilirne la distanza dal punto di emissione. Applicando questo meccanismo ad almeno tre segnali (quindi satelliti) diversi, è possibile calcolare la propria posizione esatta, l’ora e la velocità. Più satelliti vengono rilevati più possibilità ci sono che, in movimento, il segnale non venga mai perso; inoltre aumenta anche l’accuratezza poiché ci sono più termini di confronto.

Le antenne GPS, dunque, non sono altro che delle normali antenne tarate su particolari frequenze, dotate di un microprocessore che effettua il calcolo del segnale ricevuto per determinare la propria posizione.

Uno dei principali errori che le persone commettono, infatti, è quello di credere che il GPS preveda una trasmissione verso i satelliti. Sbagliato! Il ricevitore GPS non trasmette nulla ai satelliti ma si limita a ricevere un segnale e sfruttarlo per capire la propria posizione. Pensandoci bene, come è possibile che un dispositivo così piccolo e con così poca alimentazione possa essere in grado di inviare un segnale nello spazio?

Nessuna violazione di privacy, quindi, poiché solo la nostra antenna può conoscere la nostra posizione.

Lo stesso discorso vale per gli antifurti satellitari: non “trasmettono” la propria posizione ai satelliti ma si limitano a determinarla via GPS e trasmetterla ad un centro di controllo grazie ad alcune schede telefoniche GSM, cosa peraltro semplicemente replicabile con moltissimi telefoni cellulari moderni.

Volete sapere cosa combina, quanto corre e quanti km effettua vostro figlio quando esce in macchina? Prendete uno smartphone con GPS integrato, installate un software gratuito tipo GPSED, che consente anche l’invio in tempo reale delle informazioni di percorso e nascondetelo in macchina. Potrete seguire i suoi spostamenti in tempo reale. A parte le problematiche di privacy, la cosa funzionerà perfettamente.

[Slashdot] [Digg] [Reddit] [del.icio.us] [Facebook] [Technorati] [Google] [StumbleUpon]
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
22 gen

Cosa cerca la gente su Internet? – 21/01/2009

Da tempo monitorizzo il mio server attraverso sistemi di analisi dei log file del web server. Riesco quindi ad avere un’idea su quanta gente viene, quali sono gli articoli più richiesti, quante pagine vengono visitate e, cosa più importante, attraverso quali keyword principali i motori di ricerca mostrano il mio sito.

I risultati sono spesso assolutamente imprevedibili poiché, come noto, se le vie del Signore (e delle signore) sono infinite, quelle dei motori di ricerca sono assolutamente impossibili da comprendere.

Vorrei iniziare ad analizzare e “rispondere” ad una parte delle keyword che trovo nei log, a partire dal 1 Gennaio. Sarà necessario fare più post poiché ce ne sono di davvero interessanti!

  • nav4all – moltissimi utenti giungono cercando proprio questo navigatore satellitare gratuito. La mia recensione sembra essere stata molto apprezzata tanto che se si cerca “nav4all” sono il primo risultato dopo il sito del produttore.
  • blackberry – moltissime ricerche anche di questo genere. C’è dunque interesse.
  • stefano marinelli - presente :)
  • frasi da scrivere su facebook – eh? scrivici quello che vuoi…
  • tomtom su blackberry - mi dispiace ma non c’è. Il TomTom manca, anche se devo ammettere che anche per altri apparati (come Symbian) esiste solo una vecchia versione. Ci sono comunque alternative, sia free che commerciali.
  • nav4all autovelox – non mi risulta che siano
  • prezzo rottame - eh? dipende. se è un rottame, guarda il valore della latta (al chilo) e fai due conti
  • pro e contro blackbarry - si scrive “BlackBerry”. Comunque consiglio una lettura di un mio vecchio articolo, anche se oggi è un pò superato.
  • che cos e skype – è un sistema di fonia VOIP. Ne ho un pò parlato in precedenza.
  • software free per blackberry 8310 – ce ne è tanto, anche perché supporta perfettamente le applicazioni Java.
  • perché ubuntu – non rispondo o rischiamo di scadere nel filosofico. Se ti piace usalo, se non ti piace non usarlo. Tanto è gratis.
  • tempi disattivazione linea telefonica – in teoria 7 giorni. In pratica non si può mai sapere.
  • comprare server tiscali x chattare – comprare un server per chattare? eh? devi avere un pò di confusione sul concetto di server, client, eccetera. A meno che tu non stia cercando una shell per mettere un bot da inserire in un qualche canale IRC.
  • garmin per blackberry 8100 gratis – mi dispiace, si paga.
  • emulle – se ti riferisci ad eMule, hai sbagliato sito.
  • ubuntu acer aspire 5715z – per quello che l’ho pagato va benissimo ed è ben compatibile con le varie distribuzioni GNU/Linux.
  • attivazione linea telefonica tiscali – io ho avuto una pessima esperienza, ma ognuno è libero di fare ciò che vuole.
  • ubuntu fa schifo meglio mandriva - De gustibus… d’altronde ognuno è libero di scegliere quello che preferisce. Personalmente non amo Mandriva, come tutte le distribuzioni basate su rpm. Ma sono gusti e preferenze personali.
  • in quale paese il blackberry costa molto – in Gran Bretagna costa più che da noi. In generale costa uguale dappertutto.
  • difetti blackberry 8310 – ne ha pochi. Io mi ci sono trovato benissimo. Forse l’unico grosso difetto che ha, identico a quello di tutti i BlackBerry, è la non eccelsa qualità delle cover esterne.
  • stefano marinelli cerignola – non sono io o, comunque, non sono mai stato a Cerignola.
  • fring blackberry bold – purtroppo non esiste. Mi piacerebbe molto che uscisse per poter chiamare sfruttando l’abbonamento dati BlackBerry e l’UMTS del mio Bold, ma al momento non è previsto.
  • d un tratto firefox consuma ram – hai molte estensioni attive? prova a disattivare quelle inutili, a cancellare la cronologia e la cache. Potrebbe migliorare. Firefox comunque succhia molta ram, e più lo si usa più ne consuma.
  • la prego sia buono non mi uccida – non la ucciderò, non sono un assassino. Mi limito solo ad uccidere processi Unix. Ma per curiosità ho controllato come ha fatto qualcuno a giungere qui tramite questa frase. Risposta: questo articolo, come primo risultato di Google. Ahah!
  • come rubare l identità  su fb – ci saranno sicuramente varie tecniche. Non voglio indagare.
  • non uso ubuntu perché non sono utuntu – bellissima, da incorniciare! :D
  • blackberry formatta come ext3 – non credo
  • l informatica il computer un cretino che sa contare - si, hai colto nel segno: il computer non è altro che un cretino che sa contare molto molto velocemente.
  • voglio acquistare blackberry bold lo consigliate? - assolutamente si!
  • ubuntu non mi piace – De gustibus… a me sulle workstation va benissimo, anche se a livello server continuo a preferire Debian.
  • in un blackberry posso mettere la scheda che voglio? – se italiano si, a parte alcuni della TIM che venivano con un blocco sull’operatore (ma se chiami il 119 ti danno il codice di sblocco)
  • togliere commenti blogger - io non lo faccio, a meno che non siano infarciti di bestemmie
  • blackberry pearl 8100 ha il gps? – no
  • quando i colleghi non sanno cos è l informatica - beh, sono cavoli. A meno che loro non dicano “io non ne so niente, pensaci tu” e poi non si lamentano. In questo caso abbiamo la soluzione ideale.
  • sharp fullhd ubuntu risoluzione – io l’ho mandato a risoluzioni elevate via vga, considerando che il mio notebook non ha la HDMI. Andava molto bene.
  • cosa fare se tiscali non libera la linea dati adsl – eh… sei nei casini. Scrivi all’ADUC.
  • boicottare wikipedia – boicottare wikipedia italiana? beh, considerato il comportamento di certi “amministratori” in cerca solo di onnipotenza e convinti di essere onniscienti, potrebbe essere un’idea valida.
  • stefano marinelli tatuaggi – non ne ho, non mi piacciono.
  • cos e anti digital divide – un progetto per dotare di connessione lenta (640 KB/sec teorici) delle zone in cui non arriva l’ADSL. A volte funziona dignitosamente, altre no. A me quasi sempre no.
  • ubuntu non fa schifo – concordo
  • navigatore fiat sedici a pittogrammi – a pittogrammi? Con quello che costa, FIAT mette il navigatore a pittogrammi???? No comment.
  • non riesco a ricevere tramite bluetooth file su blackberry – Vai sulla galleria, premi il tasto menu e seleziona “Esplora”. Una volta entrato nella lista cartelle, premi il tasto menu e seleziona “ricevi utilizzando bluetooth”
  • viigo costi – nessuno, a parte la connessione (ma se hai l’abbonamento blackberry non paghi neanche quella)
  • mentre mando messaggi mi richiede il codice pin ma il telefono è già  acceso - telefono malfunzionante o sim guasta. Contattare assistenza tecnica.
  • sorte azioni alitalia - boh… stanno scioperando di nuovo… io non ci capisco più niente. Siamo la solita barzelletta.
  • perche ubuntu non si aggiorna da solo? – se vuoi può farlo. Ma io preferisco supervisionare.
  • robba matura - eh??? sia che tu stia cercando droghe o sesso con gente attempata, hai proprio sbagliato sito, altrimenti proprio non l’ho capita.
  • non voglio piu pubblicita di tiscali – scrivi chiedendo la cancellazione dei tuoi dati personali
  • collegare vecchio telefono a disco adsl - possibilissimo, nessun problema. Ma ancora ci sono in giro telefoni a disco? Pensavo che l’ultimo fosse quello della mia casa universitaria, sepolto nel 2004.
  • telefonate tra gestori voip – ancora si pagano. Speriamo che un giorno il costo venga azzerato
  • opera mini per blackberry bold 9000 – funziona bene ed è comodo quando il browser integrato non si comporta correttamente
  • su un televisore sharp aquos il digitale si vede da subito? – per i canali a pagamento serve la CAM, anche se non so se la Sharp l’abbia mai prodotta. Per il resto se la zona è coperta basta fare una ricerca canali e funziona.
  • sharp lcd 42 aquos difetti – il mio è ottimo. Buone immagini, ottimo audio.
  • stefano marinelli avvocato – non sono io.
  • file system usb più compatibile – purtroppo credo sia ancora VFAT anche se Linux gestisce ormai molto bene anche NTFS. Io, di solito, formatto in ext3 e mi porto dietro i driver per Windows. Suggerisco comunque questa lettura, con tanto di commenti.
  • nav4all pago – no, è ancora gratis
  • navigatore pittogrammi grande punto prova mappe – ma allora è un vizio della Fiat! Nel 2009 basta con i pittogrammi. Sono comodi e utili, ma se un TomTom (o similare) da 99 euro può mostrarmi le mappe, da un integrato da 1500 non accetto pittogrammi.
  • costo messaggi pin blackberry – se hai l’abbonamento blackberry, zero
  • perche ci sono fiat a km 0? – perché i concessionari e l’azienda devono immatricolarsi un certo numero di vetture per raggiungere determinati obbiettivi di vendita. Ne ho parlato.
  • chi mi porta un problema senza la soluzione – Se non hai problemi, perché te li cerchi? Vivi sereno.
  • tanti tanti cazzoni – e li cerchi qui? beh grazie per il complimento. Ma non credo che tu abbia la minima idea delle mie dimensioni.
  • che sistema operativo usano i blackberry? – il loro sistema operativo proprietario, chiamato BlackBerry OS
  • i blu ray si vedono male – io ho notato, nei centri commerciali, che le immagini sembrano essere spesso un pò “sgranellate” e scattano. Boh.
  • xp siamo con te!!!! – e con il tuo spirito. Ma per favore…
  • formattare troppo rovina il disco – e perché?
  • acer 5715z spegne solo – aggiorna il bios. Si surriscalda perché alcune versioni di bios hanno problemi a far partire le ventole.
  • sda milano 1 ruba – ne prendo nota. Ma credo non siano i soli, purtroppo.
  • ubuntu mi piace – ok, bene
  • lo vuole tutto dentro – eh? chi? cosa? anzi no, non rispondere. Meglio non indagare.
  • dire quello che si pensa è giusto o sbagliato? - bella domanda. La risposta rischia di essere lunga e complessa, per cui preferisco rispondere in maniera politically correct: “dipende”
  • blackberry bold wifi funziona anche all estero – si, appena lo colleghi ad una wifi si connette ai server RIM e scarica quello che deve.
  • su facebook si scrive in terza persona – si. Che cosa stramba. Manie di protagonismo?
  • vorrei un cellulare come il bb bold ma piccolo come il pearl 8100 – dalle mie parti si usa dire: “vuoi la botte piena e la moglie ubriaca”
  • come disturbare ripetitori gps – il GPS non ha ripetitori. Forse dovrò scrivere un bell’articolo sulla tecnologia GPS

Bene, per ora è tutto. Spero di aver risposto in maniera esauriente alle curiosità degli avventori :-)

[Slashdot] [Digg] [Reddit] [del.icio.us] [Facebook] [Technorati] [Google] [StumbleUpon]
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
15 gen

ENEL sbaglia indirizzo ma a pagare devi essere tu

Così come feci per Tiscali nel 2007, incollo qui sotto la lettera che ho appena scritto all’ADUC in merito al comportamento di ENEL nei miei confronti.

“Salve. Ho attivato un contratto ENEL residenziale in un appartamento nuovo all’inizio di Giugno (2008). A fine Settembre, senza alcun preavviso telefonico, vedo ridurre la potenza del mio impianto. Ho immediatamente telefonato e risultava una bolletta non pagata datata 10/07, per cui ero stato messo in mora. Dopo una breve indagine risultò che ENEL aveva in archivio un indirizzo diverso (una via limitrofa) anche se all’apertura del contratto fu specificato quello corretto. Mi spiegarono che l’indirizzo in loro possesso risaliva all’installazione del contatore, per cui probabilmente c’era stato un errore da parte loro quando lo stesso fu montato, all’epoca del cantiere. Mi suggerirono di inviare un fax con la ricevuta di pagamento, prontamento fatta in una Lottomatica, rassicurandomi che avrebbero ripristinato in poche ore la fornitura e che non mi sarebbe stato addebitato nulla, essendo colpa loro.
Qualche mese dopo arrivò la bolletta successiva, con 70 euro di mora per: disattivazione e riattivazione per mancato pagamento, spese per raccomandate (mai arrivate) e interessi per ritardo di pagamento. Telefonai spiegando l’intera situazione e mi dissero che sicuramente sarebbe arrivato il rimborso nella bolletta successiva. Inutile dire che questo non è avvenuto. Ho provato a richiamare ma, dopo un operatore che “casualmente” doveva chiudere la chiamata per un aggiornamento, sono riuscito a parlare con una gentile operatrice che mi ha spiegato che anche se è colpa loro, io avrei dovuto chiamare quando non ho visto arrivare bollette. Spiegatole che le bollette di solito arrivano ogni due mesi (quindi dall’attivazione del contratto sarebbe dovuta arrivare a metà Settembre), lei ha risposto che la prima viene emessa dopo poco più di un mese perchè contiene anche i costi di apertura contratto. Ha quindi ribadito che loro non provvederanno ad effettuare alcun rimborso in quanto la responsabilità è mia. Dopo un mese avrei dovuto chiamare e richiedere spiegazioni. Nessuno, però, mi aveva spiegato che la prima bolletta sarebbe stata emessa così presto, considerando che le fatture delle altre utenze sono arrivate all’inizio del mese di Ottobre.
Cosa posso fare? Hanno ragione loro? Tra l’altro le loro raccomandate non sono mai arrivate, per cui si sono sicuramente accorti che queste bollette non venivano recapitate. Perché non mi hanno telefonato, avendo il numero (che hanno usato per comunicarmi l’avvenuta apertura del contratto)?
Grazie mille!”

In attesa della loro risposta, prego chiunque abbia avuto un’esperienza del genere (o comptenze giuridiche) a darmi il suo parere. Grazie!

[Slashdot] [Digg] [Reddit] [del.icio.us] [Facebook] [Technorati] [Google] [StumbleUpon]
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
13 gen

Identità reale o pseudoanonimato virtuale?

Agli albori delle reti informatiche ogni utente si identificava con il proprio nome e cognome. Essendo più che altro un collegamento tra persone che si conoscevano, era importante capire chi ci fosse dall’altra parte. Qualcuno amava identificarsi con un nickname, ovvero uno pseudonimo, ma univocamente riconoscibile.

Anche quando le reti si sono sviluppate e hanno raggiunto le masse, questo tipo di comportamento non è cambiato. Ricordo bene i tempi di Fidonet: quasi tutti usavano il proprio nome anche perché mostrarsi in rete era un vanto visto che non era poi così banale riuscire a configurare e usare il tutto.

Ad un certo punto “cominciarono a regalare molti modem per Natale” (citazione) e la rete si cominciò a riempire di persone comuni. Si iniziò a delineare una nuova situazione poiché gli utenti cominciarono a ridurre sempre di più l’utilizzo del proprio nome ed aumentare l’applicazione del nickname. Quali sono le ragioni di questo tipo di comportamento?

Gli utenti vogliono privacy. Chi usa un nickname non riconoscibile vuole mantenere separate la Real Life dalla Digital Life. Espressione di questa dualità può essere considerato Second Life poiché esso è un mondo simile a quello reale ma in cui gli utenti possono essere come vogliono, comportarsi come preferiscono e agire secondo le proprie preferenze. La stessa cosa può essere applicata al concetto di nickname su Internet. L’essere protetti da un computer, dietro uno schermo e senza avere un’interazione diretta con i propri interlocutori rende meno vulnerabili. Psicologicamente parlando ci si sente più protetti. “Tanto chi lo sa che quello sono io?

Per alcuni anni, gli ignari utenti hanno pensato di essere anche irrintracciabili, cosa che è praticamente impossibile (o comunque non senza determinati accorgimenti tecnici) e hanno commesso anche dei reati, sicuri della propria anonimità. Oggi questa convinzione è sparita ma ci sono molte persone che si comportano “male” proprio protette dal fatto che sono nascoste da un anonimo nickname. Insultano, non rispettano le regole, diventano irriverenti: tutti comportamenti che non avrebbero nel mondo reale poiché c’è il condizionamento dell’opinione degli altri.

Cosa vuol dire tutto questo? Che ci sono due tipologie di persone che escono in rete solo con il nickname: quelli che lo fanno per tutelare la propria privacy e quelli che lo fanno per essere liberi di comportarsi male senza venire giudicati nella RL.

Nel primo caso posso comprenderne perfettamente i motivi: ci sono moltissime persone che ci tengono a mantenersi anonime, a non divulgare la propria identità associandola alle azioni che compiono e alle opinioni che esprimono su Internet. Una sorta di alter-ego virtuale, utile per poter esprimersi più liberamente.

Nel secondo caso, si tratta spesso di individui repressi che nella vita reale non si sognerebbero mai di dire certe cose, manifestare certe opinioni o commettere certe azioni e usano la maschera del nickname per essere piu’ liberi.

Dall’avvento dei sistemi di social networking, il nickname sta un pò perdendo la sua importanza. Se vogliamo farci ritrovare dai nostri amici dobbiamo identificarci come noi stessi, fare in modo che chi conosce il nostro nome possa facilmente accedere a tutto ciò che ci riguarda.

Dunque meglio essere in rete con il proprio nome oppure con un anonimo nickname? Entrambe le scelte hanno i propri pro e i propri contro. Nel dubbio…perché non in entrambi i modi? :)

Personalmente tendo a firmarmi quasi sempre. Ho detto quasi :D

[Slashdot] [Digg] [Reddit] [del.icio.us] [Facebook] [Technorati] [Google] [StumbleUpon]
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
12 gen

Cosa scrive la gente su Facebook?

Facebook e’ diventato il tormentone degli ultimi sei mesi. Esiste da anni, ma le masse se ne sono accorte di recente e, come spesso accade in questi casi, o sei “in” o sei “out”.

E’ possibile tenersi in contatto con i propri amici, far sapere a tutti cosa si sta facendo, cosa si pensa e ritrovare persone di cui si sono perse le tracce da anni.

Come per tutti gli strumenti informatici, ognuno ne fa l’uso (o abuso) che preferisce. Non e’ raro trovare persone che non ti chiedono piu’ l’e-mail o il cellulare ma semplicemente “sei su facebook? allora ci vediamo su FB!”. Oggi, insomma, l’identita’ reale diventa la chiave d’accesso di uno degli “luoghi” piu’ popolati di tutta la rete Internet. Ben si contrappone, dunque, alla tendenza di qualche tempo fa: usare un nickname e mantenere ben separate la RL (Real Life, ovvero vita reale) dalla DL (Digital Life, vita digitale). Ma di questo vorrei parlare piu’ approfonditamente in un post successivo.

FB permette moltissime cose: giusto per elencarne alcune, si possono guardare le foto degli amici, scoprire quali sono gli amici degli amici, mandarsi messaggi, scrivere sulla bacheca (wall) di qualcuno e vedere lo stato degli utenti, ovvero leggere cosa una persona sta facendo o pensa in un certo istante.

Voglio concentrarmi proprio su questo: cosa scrivono gli utenti Facebook sul proprio stato?

La risposta: di tutto. Ho un numero decente di amici FB e leggo spesso “sta mangiando un panino” oppure “ha sonno” oppure “ha mal di testa”. Ho letto anche “ha la diarrea”, cosa che francamente mi ha anche un po’ disgustato: c’e’ bisogno di comunicare al mondo la propria temporanea disfunzione intestinale?

A volte, invece, vengono scritte delle cose molto piu’ personali: “ha il cuore spezzato”, “pensa che essere traditi da un amico sia la cosa peggiore del mondo” e cosi’ via, aprendo una finestra molto piu’ ampia sullo stato d’animo e su quello che e’ accaduto. La cosa curiosa, inoltre, e’ che sembra che parlare di se stessi in terza persona sia piu’ semplice. Si scrive di piu’, come se si parlasse di un’altra persona.

Tutto questo cosa significa? Che le persone cercano, tramite il mezzo informatico, un modo di esprimersi, di manifestare i propri pensieri e i propri sentimenti. I blog, ad esempio, ne sono la tipica espressione: scrivere un articolo (come questo) e’ un modo di cercare il proprio spazio, di voler parlare nella speranza che qualcuno voglia ascoltare quello che si ha da dire. Giusto o sbagliato che sia, anche questo dimostra che il bisogno di comunicare, nell’uomo, e’ innato e forte, molto forte.

Facebook e’ diventato lo strumento principe per queste cose. A volte mi e’ capitato di leggere che qualcuno “is no longer in a relationship”, ovvero che una coppia “si e’ scoppiata”, e in un attimo tutti apprendono la notizia, con relativi commenti “oh, mi dispiace” oppure “ma come e’ successo?”. E il caro, vecchio, sano pettegolezzo va a farsi friggere! :)

Insomma, FB e’ sempre piu’ un’estensione della vita reale. Giusto o sbagliato che sia, dimostra che l’uomo ha un bisogno innato di comunicare con gli altri.

Personalmente cambio raramente il mio stato su FB, pur avendo l’applicazione sempre attiva nel mio BlackBerry. Perche’? Beh, non sempre ho voglia di comunicare al mondo a che ora mi sveglio, a che ora pranzo, cosa sto facendo. D’altronde a chi interessa sapere che “sto andando a fare la spesa”? Eppure cerco di comunicare molto di piu’, scrivendo delle frasi che solo chi mi conosce bene puo’ davvero comprendere.

Perche’ nella vita reale, a differenza di Facebook, l’amicizia non e’ uno “stato” che si ottiene con un click e come sta un amico lo si capisce da molti dettagli, non da uno stato scritto rapidamente all’interno di un sito.

Buon social networking a tutti!

[Slashdot] [Digg] [Reddit] [del.icio.us] [Facebook] [Technorati] [Google] [StumbleUpon]
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.

© 2009 Stefano Marinelli’s Blog | Entries (RSS) and Comments (RSS)

Powered by Wordpress, design by Web4 Sudoku, based on Pinkline by GPS Gazette