Stefano Marinelli's Blog

25 gen

Da BlackBerry Bold ad Android (HTC Dream G1) – quasi 3 mesi dopo

Android logo

Poco meno di 3 mesi fa ho effettuato una sorta di “prova comparativa” tra lo smartphone che ho utilizzato per un anno (BlackBerry Bold 9000) e il mio ultimo acquisto, un HTC G1 Dream. Le impressioni a caldo erano positive. Sostenevo che sia BlackBerry che Android hanno dei lati positivi e negativi. Soppesarli però era complesso in quanto soltanto dopo un utilizzo più approfondito avrei potuto capire e giudicarne le prestazioni.

Credo di essere ora giunto ad un punto fermo e di poter esternare le mie considerazioni.

QUANDO HO APPREZZATO L’ANDROID:

  • Arrivano spesso e-mail di sicurezza della mailing list Debian. ConnectBot è un’ottima applicazione e lo schermo del Dream permette di aprire sessioni ssh senza far rimpiangere troppo lo schermo di un computer. Latenza bassa e emulazione di terminale perfetta.
  • Spesso ho voglia di leggere delle news in tempo reale. Newsrob si connette al mio account Google Reader e vi si sincronizza. Nessun ritardo. Su BlackBerry ho usato per anni Viigo, ottima applicazione. Peccato però che vi sia spesso una certa latenza per cui un articolo postato viene “pescato” da Viigo solo dopo alcune ore.
  • A volte ho dei minuti da perdere. Ci sono decine e decine di bei giochi gratuiti sul Android Market, basta scaricarne uno e divertirsi.
  • Spesso sono al computer e ricevo delle e-mail. Le leggo dal mio client di posta elettronica o da Webmail. Il client che uso su Android, K-9 Mail, si sincronizza via IMAP utilizzando tecnologia IMAP-Idle (leggi: push e-mail in tempo reale). Dunque dopo averla letta su computer, il G1 smette di lampeggiare e toglie la notifica di “e-mail non letta” dal display. Il BlackBerry, invece, avrebbe continuato a lampeggiare. La connessione al server di posta è diretta, per cui una caduta dei server RIM (BlackBerry) non causerebbe alcun problema.
  • Spesso voglio navigare via web dal cellulare. Il display del G1 e il touch-screen migliorano l’esperienza di navigazione mobile. Il browser del BlackBerry (anche aggiornando all’OS 5.0) non è minimamente paragonabile agli eccellenti browser basati su WebKit di Android e iPhone.
  • Ho un centralino VOIP. Sipdroid, a partire dalle ultime release, si riesce a collegare senza alcun problema e a permettere conversazioni VOIP sia via Wi-FI che via UMTS che, addirittura, EDGE (a patto di accettare una leggera latenza, comunque tollerabile).
  • Le connessioni sono dirette. Gli unici vincoli sono i router (wifi o del gestore telefonico). Su BlackBerry tutto deve passare per i server RIM, per cui molte attività non sono realizzabili e la latenza tende ad essere molto elevata. Nessun problema per posta o web ma immagino sia praticamente impossibile fare del VOIP decente. Tra l’altro, al momento non ci sono applicazioni VOIP per BlackBerry. Anche le sessioni ssh sono fastidiosamente in ritardo. Su Android, le latenze sono impercettibili e una sessione ssh in UMTS è rapida quanto quella su una ADSL.
  • La varietà di programmi e integrazione con il Market. Quando una applicazione viene aggiornata arriva la notifica. Approfitto della prima rete wifi che trovo e aggiorno. Nessuna ricerca manuale, nessun problema. Tutto avviene in maniera semplice e rapida. Voglio una applicazione da provare? Apro il Market e cerco. Decisamente comodo.
  • I vari firmware alternativi (“homebrew”) permettono di installare le applicazioni su memory card. Nessun limite, dunque, dettato dallo storage interno del telefono. Su BlackBerry mi è capitato di vedere e-mail cancellate o applicazioni che non si installano per carenza di spazio.

QUANDO MI E’ MANCATO IL BLACKBERRY:

  • Spesso, nell’uso “normale”. Il BlackBerry (Bold, in special modo) ha una rapidità di utilizzo disarmante. In due click (e tre secondi) si legge una nuova e-mail, si risponde in altrettanto tempo. Qualunque operazione “basilare” è più semplice e più immediata. Android è un sistema operativo con sopra delle applicazioni. BlackBerry OS è un sistema operativo con sopra una interfaccia studiata e rifinita per delle SPECIFICHE operazioni.
  • Qualità e volume audio. Il Bold ha un ottimo altoparlante, perfettamente in grado di riprodurre musica a buona qualità e suonerie a volumi decenti. Il G1 ha bisogno di hack e comunque, spesso, è troppo quieto.
  • Fotocamera. Sulla carta quella del G1 è migliore ma è difficilissimo non fare foto mosse quando c’è poca luce e manca il flash
  • Quando devo utilizzare un qualche sistema di IM, rimpiango il BlackBerry. Beejive è imbattibile, ha un bassissimo impatto sulla vita della batteria e non produce troppo traffico. Se si esce fuori copertura è in grado di tenere i messaggi inviati e consegnarli quando c’è segnale, senza che l’interlocutore noti nulla di strano. Su Android ci sono decine di programmi di IM. Se ne salvano un paio ma, purtroppo, sono tutti “tipo computer”. Aprono la loro connessione, mandano costantemente i keep-alive ai server, consumano batteria e banda. L’unico programma davvero valido di IM è il Gtalk integrato. Utilizza i “network ticks” per le notifiche, per cui non tiene costantemente attive delle connessioni e non consuma banda o batteria. Ho provato a scrivere ai creatori di Beejive, chiedendo se fosse prevista una versione per Android. Non ho mai ricevuto alcuna risposta.
  • Rimpiango il BlackBerry per quanto concerne l’autonomia. Capisco che lo schermo grande e touch consumi, capisco che BBOS sia meno esoso di Android (offrendo anche meno possibilità), ma pensare che con una batteria da 2300MAh (quasi doppia rispetto all’originale, anche come dimensioni) si riesca a stento a raggiungere la sera del secondo giorno… Anche per il Bold acquistai una batteria maggiorata. Lo scopo, però, era raggiungere il QUARTO giorno.
  • Rimpiango il jack da 3.5MM del Bold. In macchina lo collegavo spesso all’impianto e sentivo gli mp3 presenti al suo interno.
  • Mi manca un programma tipo SocialScope. Vodafone Update funziona ma ha molti problemi e spesso crasha.

Tirando dunque le somme, non posso che riconfermare quello che ho detto nel post precedente. Entrambe le soluzioni hanno lati positivi e negativi e, purtroppo, al momento non c’è nessun terminale/sistema operativo che riesca a mettere insieme le due cose. Il G1 Dream è stato il primo terminale Android in circolazione, dunque le sue limitazioni sono state in parte superate dai suoi successori. A parte il Motorola Milestone (o Droid), a molti di essi manca una tastiera fisica. Non riesco ad abituarmi al touch screen per scrivere, anche se buono. Attenderò dunque con interesse il rumoreggiato Nexus One con tastiera fisica. Nel frattempo, approfitto della SuperInternet che 3 mi ha gentilmente regalato per 1 mese (all’interno del Bold, visto che ho scoperto funziona anche su APN blackberry.net, ed è una cosa molto bella) e della Maxxi Internet per iPhone (eheh) sull’Android.

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22 dic

Non sono solo le strade a paralizzarsi…

…ma anche il loro sito :-)

Anche il sito delle Autostrade è paralizzato

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19 dic

Forever Young

Let’s dance in style, lets dance for a while
Heaven can wait we’re only watching the skies
Hoping for the best but expecting the worst
Are you going to drop the bomb or not?

Let us die young or let us live forever
We don’t have the power but we never say never
Sitting in a sandpit, life is a short trip
The music’s for the sad men

Can you imagine when this race is won
Turn our golden faces into the sun
Praising our leaders we’re getting in tune
The music’s played by the mad men

Forever young, I want to be forever young
do you really want to live forever, forever and ever
Forever young, I want to be forever young
do you really want to live forever? Forever young

Some are like water, some are like the heat
Some are a melody and some are the beat
Sooner or later they all will be gone
why don’t they stay young

It’s so hard to get old without a cause
I don’t want to perish like a fleeing horse
Youth’s like diamonds in the sun
and diamonds are forever

So many adventures couldn’t happen today
So many songs we forgot to play
So many dreams swinging out of the blue
We let them come true

Forever young, I want to be forever young
do you really want to live forever, forever and ever
Forever young, I want to be forever young
do you really want to live forever, forever and ever

Forever young, I want to be forever young
do you really want to live forever?

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07 nov

Da BlackBerry Bold ad Android (HTC Dream G1)

BlackBerry 9000 Bold

BlackBerry 9000 Bold

Torno finalmente a scrivere nel blog, dopo molto tempo di assenza. Impegni di tutti i generi e mancanza di stimoli particolari mi hanno portato a evitare di riempire il sito di robaccia. La mia filosofia, infatti, è quella di evitare di scrivere se non ho niente da dire. A volte è meglio restare in silenzio che dire cose sbagliate o noiose.

La novità più recente di cui vorrei parlare è quella legata al mio ultimo acquisto in campo cellulare: un HTC G1 Dream.

Da più di un anno sono incuriosito dal sistema operativo Android. Sin da quando fu annunciato, infatti, decisi che prima o poi avrei provveduto a procurarmi un apparecchio del genere. Le motivazioni? Poche, ma per me fondamentali:

  • Sistema operativo basato su Linux
  • Sistema completamente aperto e libero
  • Infinite possibilità di modifica e di customizzazione

Il primo modello in assoluto a montare Android fu proprio l’HTC G1 Dream. Un terminale abbastanza grande e pesante ma dotato di touch screen capacitivo (come quello dell’iPhone), tastiera QWERTY accessibile sotto lo schermo, uno schermo grande e definito, GPS, bussola elettronica, accelerometro, Wi-FI, UMTS, bla bla bla bla e…sistema operativo Android, sviluppato da Google. Uscito alla fine di Ottobre 2008 in USA e in Inghilterra, è arrivato in Italia a Maggio di quest’anno. Il prezzo di lancio? Troppo alto, ovvero quasi 500 euro (anche se, a livello di hardware, è addirittura superiore all’iPhone). L’ho tenuto però subito d’occhio. Da tutte le prove, su siti specializzati e non, emergeva un terminale con ottime potenzialità ma con un sistema operativo ancora troppo immaturo ed acerbo, per cui decisamente indietro rispetto alla concorrenza di iPhone e BlackBerry.

Dopo qualche mese di sviluppo e grazie alla comunità OpenSource, c’è stato un miglioramento sostanziale di Android e delle applicazioni ad esso associate. E’ nato anche un Market, ovvero l’equivalente di AppStore di iPhone. Ci sono, al momento, oltre 10.000 applicazioni, in buona parte gratuite. Insomma, una vera e propria esplosione. Basti pensare che in un anno ci sono state tre nuove versioni di Android stesso, ognuna con delle modifiche rivoluzionarie rispetto alla precedente.

Grazie alla sua customizzabilità, moltissimi utenti hanno acquistato questi terminali e spinto le principali aziende produttrici a rilasciarne di nuovi. Questi rilasci hanno causato l’abbassamento del prezzo del Dream e…a questo punto ne ho preso uno anche io. :-) Il ragionamento, infatti, è simile a quello che ho fatto poco più di due anni fa quando ho acquistato il mio primo BlackBerry: ne prendo uno “economico” per provare, pur sapendo che ha delle lacune. Se poi questo mondo mi piace, dopo qualche mese ne prendo uno più carrozzato. Altrimenti resto fermo dove sono. Avrei infatti voluto prendere uno sfavillante Motorola Droid, con Android 2.0 già installato ma i 500 euro richiesti sono, a mio avviso, esagerati.

Il telefono in mio possesso è marcato TIM e conteneva al suo interno il sistema operativo Android 1.1, customizzato da TIM stessa. Pur essendo datato Febbraio 2009, è anni luce indietro rispetto all’ultima versione disponibile per il Dream: la 1.6.

Appena portato a casa, ho aperto la confezione e iniziato subito a giocherellarci. Ho notato subito l’assenza di alcune funzioni tipiche di questo tipo di smartphone come la tastiera su schermo. Sapevo, però, che con le versioni più recenti questo problema si sarebbe potuto agevolmente risolvere e mi sono messo subito al lavoro.

HTC Dream G1 (Android)

HTC Dream G1 (Android)

Non descriverò i dettagli tecnici in quanto ci sono ottime guide in circolazione, ma posso dire di essermi subito divertito. Fare boot con una immagine di recupero, aggiornare la flash da dentro l’apparecchio, vedere i messaggi del Kernel di Linux che scorrono sullo schermo, partizionare la scheda di memoria, usarla come swap…insomma, ho fatto di tutto e ho installato l’ultima versione di HTC e un set di modifiche di Cyanogen, atte a abilitare alcune ottimizzazioni e miglioramenti del sistema stesso. Ho poi installato un software di e-mail alternativo, chiamato K9 Mail, che altro non è che una versione migliorata e potenziata del client predefinito dell’Android. In questo modo riesco ad avere la push email anche sul Dream, cosa che decisamente non mi dispiace per niente. Ho inoltre scovato un paio di problemini e gli sviluppatori sono stati molto solerti ad identificarli e risolverli. Questo è quello che chiamo il perfetto spirito opensource.

Ho giocato col Market e installato una serie di applicazioni più o meno utili. Per come è strutturato Android, ogni applicazione installata e poi cancellata non lascia tracce sul dispositivo, per cui si è liberi di divertirsi quanto si vuole (così come con l’iPhone, a onor del vero).

Sono passati 5 giorni e posso dire di aver riscontrato i seguenti pro e contro:

PRO:

  • Libertà totale. Posso installare qualunque cosa, modificare qualunque cosa, capire tutto quello che accade all’interno del dispositivo. Ho messo un kernel che toglie memoria alla scheda video (ottimizzata per i giochi in 3d) e ne fornisce di più al sistema operativo stesso. Non ci gioco (per ora) e poi comunque fare boot con un kernel alternativo è semplicissimo.
  • Sistema logico e ben strutturato. Gestione molto intelligente delle applicazioni e delle interazioni tra di esse
  • Ottimo schermo (anche se la mancanza di un sensore di luminosità si fa sentire)
  • Touch screen buono (ma non amo i touch screen, per cui tendo ad usare la tastiera fisica)

Contro:

  • Autonomia ridicola. In uso intenso si rischia di non arrivare a fine giornata (ma credo ci sia lo stesso problema sull’iPhone). Ho già ordinato una batteria più capiente. Diventerà enorme, ma per me non è un problema
  • A volte non proprio responsivo (credo sia colpa del sistema operativo ancora giovane visto che l’hardware è potente.
  • Tastiere non comodissime
  • Suoni troppo bassi (risolto applicando una patch)
  • A volte ha degli strani comportamenti con la gestione delle connessioni, ma sto indagando alla ricerca di una soluzione

Dunque, cosa penso di questo HTC rispetto al mio Bold? Bella domanda: al momento mi sto rendendo conto che molte cose continuo a farle col BB. SocialScope, ad esempio, avrebbe come alternativa Vodafone Update, su Android, ma ancora non sono riuscito a trovarlo. Prendere l’apparecchio e controllare una e-mail appena arrivata può inoltre richiedere una decina di secondi. Col BlackBerry, entro pochissimi secondi si è già nel messaggio.

Sono due terminali completamente diversi, sia come vocazione che come utilizzo. Nel complesso posso dare un giudizio positivo nei confronti del Dream, ma non lo ritengo il terminale adatto al pubblico generale. Già solo per il firmware castrato e obsoleto che fornisce potrebbe diventare un incubo per l’utente medio e, come si legge in giro, molti negozianti si sono visti restituire i Dream dicendo che non funzionano bene. Per fortuna sono già usciti modelli più maturi (come il già citato Motorola Droid o l’HTC Hero)

Il Dream è un computer e come tale va trattato. Il suo sistema operativo è aperto e permette moltissime customizzazioni. Modelli più recenti hanno già sopperito alle sue lacune, fornendo dei firmware già completi e stabili. Il Dream, dunque, resta il “sogno” degli smanettoni, specialmente al prezzo a cui si trova adesso e con tutte le modifiche che sono state implementate in questo ultimo anno.

Per un’utenza business centralizzata più che altro all’utilizzo della e-mail, continuo a suggerire una soluzione basata su BlackBerry. Anni di esperienza non si recuperano in dodici mesi, neanche se lo studente è…Google :-)

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25 mag

I modem ADSL non sono tutti uguali

Quando si attiva un abbonamento ADSL, il gestore fornisce spesso le apparecchiature in comodato d’uso. Che sia gratuito o meno, l’utente deve preoccuparsi di pochissime cose. Una di esse è il memorizzare i dati della rete wireless poiché spesso non sono modificabili.

Gli utenti più esperti o che hanno esigenze particolari, però, odiano questa procedura in quanto le apparecchiature fornite sono spesso troppo “semplicizzate” e non consentono impostazioni avanzate specifiche per l’utilizzo richiesto.

Il 90% degli utenti ha bisogno solo della procedura per mappare le porte per il file sharing e quasi tutti i router in comodato permettono di farlo, ma altri vorrebbero delle funzionalità diverse (VPN, QoS, ecc.) che non sono contemplate. La soluzione di solito consiste nel mettere un router avanzato dietro a quello fornito e utilizzare quest’ultimo, relegando il primo al semplice utilizzo tipo modem.

Quando un gestore, invece, è abbastanza in gamba da permetterti di usare l’apparecchiatura che preferisci, si comincia a porre la questione del: “e adesso che apparecchio compro?”

I centri commerciali sono pieni di marche e modelli diversi ma, andando a stringere, sono tutti molto simili. Chiedendo indicazioni ad un amico esperto (o ad un commesso), probabilmente ci si sentirà rispondere “prendi quello che preferisci, sono più o meno tutti uguali”.

Questo può essere vero in molti casi ma assolutamente falso in tanti altri. Ho recentemente attivato una adsl su una centrale lontana. Questo ha generato un decadimento della qualità della linea molto forte e, in queste condizioni, si può davvero notare quali siano le apparecchiature di maggior livello.

In casa in questo momento ho:

e ho avuto modo di provare anche:

Andiamo ad analizzarne il comportamento, per capire la qualità del prodotto stesso. Alcuni potrebbero obiettare sul mio metro di giudizio, ma secondo me un modem/router ADSL come prima caratteristica deve avere una buona sensibilità di linea. Non tutti vivono a 200 metri dalla centrale (oppure la centrale a 200 metri è Anti Digital Divide):

  • D-Link DSL 320 T – non sente neanche la portante. Continua a ricercarla all’infinito. Connessione impossibile.
  • Trust MD-4050 – si aggancia e si connette stabilmente con 544 in downlink e 640 in uplink. La connessione resta costante anche a distanza di giorni.
  • Alice Gate VOIP – Dopo aver visto che aggancia la portante a 704 in download e 640 in upload, ho sbloccato e modificato il firware per testarlo sulla mia nuova ADSL. Stabile e ben funzionante.
  • Vodafone Station – si aggancia a 672 Kbit/sec. Il firmware è bloccato da Vodafone per cui è impossibile utilizzarlo. Peccato, è un bell’apparecchio.
  • Alcatel SpeedTouch Home – si aggancia alla stessa portante del Trust, ovvero intorno ai 540. Stabile, ma nessun vantaggio rispetto agli altri
  • Thomson ST605 – il campione :-) . Si aggancia stabilmente a 704 e, a volte, a 736 Kbit/sec. Performante, customizzabile, l’ho utilizzato per circa 15 giorni senza avere il minimo problema (a parte qualche sporadico reboot, ma sempre dopo aver effettuato qualche operazione nella interfaccia web)
  • Thomson ST716WL – si aggancia abbastanza rapidamente a 672 e a volte a 704 Kbit/sec. Ho deciso di tenerlo, pur andando un pò meno veloce del 605 in quanto il WiFi integrato e il VOIP mi permettono di non avere altri due apparecchi collegati. Quei pochi Kbit di differenza neanche li noterò, tanto la connessione è lenta comunque.
  • Zyxel 660 Prestige – si è agganciato una sola volta, a 320 Kbit/sec. Poi ha iniziato a ricercare la portante e non l’ha più trovata
  • Siemens SX763 – non ha neanche rilevato la portante

Riassumendo, quindi, le prestazioni di questi apparecchi possono essere raggruppate in tre famiglie: quelli che neanche si allineano, quelli che si allineano a basse velocità e quelli che cercano di tirar fuori “il meglio” dalla linea disturbata.

Indagando in giro ho scoperto che spesso non è tanto una questione di qualità costruttiva ma più di compatibilità dei chipset: il D-Slam ha un certo chipset di una certa marca e ci sono determinati modem che sono più performanti con specifici D-Slam. Di fatto i miei test hanno dimostrato che i Thomson (chipset Broadcom), il Pirelli e l’Huawei di Vodafone sono i più sensibili. Avevo sempre considerato i Pirelli come apparecchi di scarsa qualità invece è tutta una questione di firmware, come spesso accade.

Strano che un apparecchio come lo Zyxel abbia fallito miseramente il test, ma questo dimostra che le mie pluriennali convinzioni non sono del tutto sbagliate (leggi: la Zyxel non mi è mai piaciuta).

Risultato: i modem ADSL non sono tutti uguali, e non è solo una questione di funzionalità più o meno avanzate. La sensibilità è una cosa di cui tenere conto. Specialmente se si hanno linee molto disturbate o abbonamenti a velocità molto alta (20 Mega), il fattore sensibilità diventa di primaria importanza. Le differenze possono essere abissali.

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24 apr

Se l’ADSL non va da Sansone, Sansone trova il modo di andare dall’ADSL

Un breve post, solo per raccontare una cosa interessante. (spero)

Molti di voi sapranno che sono connesso ad Internet in Anti-Digital-Divide (alias: ho la 640Kb/sec). Bene: questa connessione di Sabato e Domenica sembra comatizzare perché moltissimi utenti si collegano e la centrale collassa.

Ho scoperto che nella mia zona è presente anche un cavo che arriva da un’altra centrale, ad un paio di km da qui, e che se si effettua una specifica richiesta si può ottenere un collegamento con quel cavo.

Ho approfittato e per ora la procedura sembra muoversi: Lunedi verranno i tecnici Telecom a portarmi i nuovi cavi in casa. Il profilo dati è un 7 Mbit/sec ma, come mi hanno detto, probabilmente non supererò i 2 Mbit in quanto sono molto distante dalla centrale. Almeno, in teoria, saranno costanti.

Speriamo bene. Ne scriverò a cose fatte.

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20 apr

Windows va perdonato, gli altri…NO! – Storie dalla sala macchine

Capita spesso di incappare in qualche malfunzionamento informatico. A volte è dipendente dall’hardware, altre volte dal software. Ci sono infatti moltissime variabili in gioco ed ognuna di esse può essere fonte di problemi.

Cambia, però, l’atteggiamento delle persone. Si tende, infatti, ad essere più indulgenti nei confronti di alcuni sistemi rispetto ad altri. Paradossalmente, si è più indulgenti nei confronti di quello che si è pagato di più. Assurdo, ma è così.

Assisto quotidianamente a situazioni del genere e, quando questo non avviene, sento racconti.

La settimana scorsa, ad esempio, stavo tenendo dei corsi di formazione ed una delle persone venute ad assistere, una responsabile amministrativa di una nota azienda pubblica di Padova, mi ha raccontato un fatto molto interessante. Lei ha scelto di usare OpenOffice e non ci sono mai stati problemi di alcun genere. Un giorno la chiamano da un ufficio dicendo che un file da lei prodotto manda in crash il loro MS Office 2003. La signora lo modifica, lo esporta e lo rimanda: niente, non cambia nulla. Immediatamente insorgono le polemiche contro la scelta di OpenOffice, insistendo che la fonte dei problemi è la sua difformità rispetto al software principe: MS Office. La signora decide di fare una prova intelligente: apre il documento con OpenOffice ed effettua una operazione di “copia e incolla” all’interno di una pagina MS Office 2003 sul suo computer, impacchetta il tutto e lo rimanda. Risultato: crash. Dopo qualche analisi e qualche test, hanno deciso di riformattare la macchina che andava in crash poiché “il sistemista veniva chiamato continuamente a fronteggiare l’instabilità di quel computer e quella copia di Office andava in panne almeno 4/5 volte al giorno”. Di chi era, dunque, la colpa? Non certo di OpenOffice, ma tutti l’avevano subito attaccato. Era il “diverso”.

Porto qualche altra esperienza personale.

Si installa Ubuntu su una macchina client e si collega la stampante. Dopo 20 secondi era già pronta a stampare e tutto ha funzionato regolarmente per qualche giorno. Arriva una telefonata: “senti, scusa, ma questa macchina non stampa più. Rimettiamo Windows, evidentemente Ubuntu non è stabile abbastanza con le stampanti”. Indago e… scopro che da quella macchina era stata tolta la stampante molto tempo prima perché aveva le USB danneggiate e funzionavano una volta su tre. Si erano però ben guardati dal dirmelo, o forse si erano dimenticati, ma il risultato è che la colpa era immediatamente caduta su Ubuntu. Da Windows si accettava, da GNU/Linux no.

Azienda medio-grande, installo un server antispam-antivirus per la posta elettronica. Hanno Exchange e gli strumenti Symantec non sembrano essere molto efficienti nei confronti dell’ondata di spam in arrivo in quei giorni. Metto quindi il server Debian a monte e, dopo averla filtrata, passa la posta agli strati successivi. Dopo qualche ora dal setup, tutti che si congratulano e meravigliano per l’efficienza del primo livello. Passano settimane, mesi e tutto procede regolarmente. Un giorno mi arriva una telefonata: “corri, il server Linux non consegna più la posta”. Prendo la macchina e vado. Al mio arrivo trovo i due sistemisti e il responsabile che cercano disperatamente di accedere alla macchina Linux da remoto ma questa non risponde. Iniziano tutto un discorso legato al fatto che ha funzionato bene ma che in questa occasione ha dimostrato la sua instabilità, che dobbiamo comprare qualcosa di più efficace e stabile, magari un Linux a pagamento e non questa Debian perché nessuno ce la garantisce, ma che comunque bisogna pianificare un ritorno a Windows perché Linux, che passa per sicuro e stabile, ha appena mostrato di non esserlo. Io cerco di calmarli, di spiegare che ci sarà sicuramente un motivo, bla bla bla… insomma, due ore solo a dare spiegazioni in merito e nessuno di loro sembrava convinto. Ormai avevano deciso: quel Linux va rimpiazzato, non è stabile. Ci vuole il caro vecchio Windows. Per un crash dopo mesi? E poi perché la macchina ha crashato? Spiego di voler procedere ad un controllo invece che continuare a perdere tempo nelle disquisizioni filosofiche su Windows e Linux e chiedo loro di mostrarmi il server. Scendiamo sotto e vedo l’intero rack spento. Chiedo spiegazioni e loro dicono di non essersi resi conto dello spegnimento. C’era stato un sovraccarico sull’UPS e aveva interrotto l’alimentazione. Indignato per tutta la questione (mi hanno fatto correre e non hanno controllato neanche l’alimentazione della macchina???) chiedo: “ma le altre macchine nel rack… non vi siete accorti di niente?”. La risposta è agghiacciante: “si, certo, abbiamo visto andare giu anche Exchange ma quello non ci meraviglia, visto che lo dobbiamo riavviare almeno tre volte al giorno in maniera brutale“. Insomma: da Exchange si accetta, da Linux no.

Non bisogna mai avere troppi preconcetti.

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18 apr

Linuxari vs Windowsari (e vice-versa). Perché?

Utilizzo GNU/Linux da molti anni, direi in maniera totalmente stabile dal 1997. Molto tempo è passato, in valore assoluto, e si sono susseguite epoche informatiche. Una cosa però non è cambiata: l’atteggiamento degli utenti di un sistema operativo nei confronti di quelli di un altro.

Questa battaglia, iniziata molto prima dell’arrivo di GNU/Linux e della diffusione dei sistemi operativi opensource, genera una sorta di sudditanza psicologica nei confronti del sistema scelto. Uso questo sistema? Bene, ne devo diventare il paladino.

Ricordo ancora le facce delle persone a cui dicevo “no, non uso più Windows. Adesso uso GNU/Linux e ne sono soddisfatto”. I miei interlocutori erano sorpresi, interrogativi, confusi. “E cos’è? Perché hai cambiato? Windows non ti andava bene? E li trovi i programmi?”. All’epoca le risposte erano, nell’ordine: “Un sistema operativo alternativo”. “Perché mi piace”.  “Andava bene, ma c’era qualcosa che non mi convinceva del tutto”. “I programmi si trovano anche se sono meno evoluti”. A distanza di 12 anni, posso dire che tutte queste risposte sono cambiate e che, per fortuna, la prima domanda ormai non la pone più nessuno. Non è cambiato, però, l’atteggiamento di molte delle persone.

Utenti Linux/*BSD/Solaris/ecc.: a chi non è mai capitato di vedere, nella faccia del vostro interlocutore, quella espressione mista tra saccenza, superiorità e disprezzo? Quell’espressione che dice “ah, ecco, un altro cretino che decide di complicarsi la vita e di complicarla agli altri. Non ha veramente capito niente di informatica, poveretto. Devo riportarlo sulla retta via”. Cercano di convincervi che siete parte di una nicchia, di un gruppo di fanatici invasati che cercano solo di raggiungere un’utopia, una cosa impossibile perchè la Vera Informatica (® (TM) ©) è quella fatta con strumenti seri e costosi. Poco importa se gli stessi strumenti sono disponibili, quasi nella stessa forma, anche nell’OpenSource. Un esempio? Tutti usavano VMWare Enterprise, a livello aziendale, perché ben fatto e stabile. Xen? No, quella roba OpenSource non mi interessa. Adesso, invece, c’è la bolla di Citrix. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Ma, signori miei, dal 2007 Citrix ha acquisito Xen e tutti i sistemi Citrix che ho visto dai miei clienti sono tutti Xen-based. Dunque Xen non andava bene solo perché non era in una bella scatola? Evidentemente si.

Purtroppo, devo ammettere, avviene anche l’opposto:

Utenti Windows: a chi non è mai capitato di vedere, nella faccia del vostro interlocutore (non-Windows) quella faccia di chi sta pensando “ah, ecco, un altro Windowsaro venduto a Microsoft e non capisce niente. Pende dalle labbra di Bill, senza rendersi conto che l’unica cosa che Bill vuole è incrementare il suo infinito conto in banca. Adesso lo converto io”

Gli utenti GNU/Linux (o *BSD o altro), spesso, credono di essere gli unici a conoscere la Vera Scienza. Nessuno, a parte loro, ha capito davvero come funziona un computer. Solo loro hanno intuito la Verità assoluta, quella da diffondere con tutti i mezzi. Windows è il male e come tale va combattuto in ogni modo. Bisogna convertire tutti gli altri, a qualunque costo. Il Kernel Linux, o *BSD o quantaltro è una sorta di Santo Graal e solo chi lo tocca con mano può aspirare all’immortalità informatica.

Benché io possa essere più o meno parzialmente d’accordo con alcune delle affermazioni precedenti, ritengo che la costrizione NON SIA il mezzo migliore per convincere un’altra persona. Ci vogliono motivazioni chiare, spiegazioni razionali e coerenti. In certe situazioni, poi, bisogna gettare la spugna.

A volte, ad alcuni clienti, non suggerisco il passaggio a GNU/Linux. Ci sono infatti delle situazioni in cui questo tipo di migrazione potrebbe causare molti problemi, vanificando tutti gli sforzi di convincimento fatti. Cerchiamo quindi di essere coerenti e razionali e non buttiamoci in una guerra di religione.

Dall’altra parte, molti utenti Windows, invece, si chiudono dietro ad uno scudo di ferro e rigettano tutto quello che sia esterno al loro mondo. Qualunque “non-Windows” va evitato come la peste in quanto è roba “non standard”, “strana” o, per usare un termine tanto caro a chi cerca di vendere fumo, “non certificata”.

Windows, infatti, è certificato. I suoi driver sono certificati. I suoi programmi sono certificati. I computer sono certificati. Quindi sono tranquillo. Tutto viene certificato. Ma chi certifica? Microsoft? Le aziende di produzione dei programmi o dei componenti hardware? Allora a che cavolo serve questa certificazione? E poi, certificano COSA? Che il prodotto funzionerà perfettamente per un certo lasso di tempo e che, se questo non dovesse avvenire, loro sono pronti a rimborsare? Assolutamente no. Sono solo frasi di puro marketing. E qui suggerisco una riflessione: per Windows ci sono migliaia di persone che si sforzano, giorno dopo giorno, di trovare delle interessanti tecniche di convincimento, di persuasione, di adulazione. GNU/Linux, *BSD, ecc. non li sponsorizza (quasi) nessuno o, per lo meno, non con così tanta foga. Non fidatevi di quello che vi dicono ma fidatevi dei vostri occhi, cercando di non avere preconcetti e predisposizioni sbagliate come “installo Linux ma tanto saprò già che non funzionerà niente, quindi al primo problema dico che Linux fa schifo e ritorno al mio Windows”.

Tifo da stadio, dunque, oppure c’è qualcosa di più profondo? Io credo che qualcosa ci sia, ma non è semplice da identificare.Vogliamo tutti far parte di un gruppo e, a modo nostro, siamo indotti a pensare che il nostro sia migliore di tutti gli altri. Questo è bellissimo ed è parte della natura umana.

Cerchiamo però di non essere miopi e di saper accettare anche le idee degli altri. Se vogliamo convincere qualcuno, facciamolo con criterio e intelligenza, con pazienza e correttezza, ammettendo anche di avere torto, qualche volta.

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17 feb

Facebook-mania e MSN-dipendenza

Sono le tecnologie che cambiano le generazioni o forse sono le generazioni che cambiano le tecnologie? La domanda richiederebbe una lunga analisi, al termine della quale non si sarebbe giunti da nessuna parte. Sappiamo solo che le generazioni cambiano e le tecnologie pure.

Oggi l’informatica è alla portata di tutti ed è facile riuscire ad avere accesso a miriadi di informazioni. Alcune menti ci hanno lavorato sopra e hanno creato delle tecnologie in grado di stimolare uno dei bisogni primari degli esseri umani: la socializzazione.

A volte, però, si rischia di entrare in un tunnel dal quale si rischia di non poter più uscire. Juana ha tentato di effettuare degli esperimenti, ed ecco i risultati.

Purtroppo, come per qualunque cosa, nel caso di alcune persone questa “socializzazione di massa” sta coinvolgendo TROPPO. Sempre più spesso si sente parlare di gente che non lavora più perché “passa troppo tempo chattando” oppure “facendosi i fatti degli altri su Facebook”. Il fenomeno è preoccupante, considerando che molti miei clienti mi chiedono sempre più spesso di “bloccare l’accesso a Messenger” o “impedire che l’utente possa andare su Facebook”.

Ma cosa sta effettivamente succedendo? Televisione, pubblicità e spot radiofonici cercano di convincerci che siamo speciali. Abbiamo il diritto naturale di avere un’automobile speciale, un computer speciale, un vestito speciale, un profumo speciale, un fisico speciale. I media ci mostrano un mondo in cui tutti cercano solo di fregarci e i sindacati cercano di difendere dei diritti che spesso non abbiamo o che non meritiamo più.  Pian piano, nel corso degli anni, abbiamo iniziato a convincere noi stessi e a sentire uno smisurato bisogno di convincere anche gli altri del fatto che, in effetti, siamo davvero al centro del mondo. Il “bisogno di accettazione” è primario rispetto a tutto il resto e se la tecnologia ci fornisce strumenti per semplificarci la vita, abbiamo il dovere di usarli. Avere tanti amici è, di solito, sintomo di simpatia e gradevolezza, di essere accettati dalla comunità.

“Hai tanti amici su Facebook? Allora sei una persona trendy!”. Peccato, però, che molti di loro li hai a malapena visti una volta e magari non saresti neanche in grado di dire il loro nome se li incontri per strada.

“Passi la giornata in chat? Wow, devi avere molti amici!”. Peccato che poi, però, questo potrebbe pregiudicare la tua vita sociale VERA, quella che va al di fuori del computer.

Uno strumento tipo Facebook può essere utile per tenersi in contatto con persone che altrimenti si rischia di perdere di vista, per ritrovare vecchi amici o gente di cui si sono perse le tracce da anni. Passare la vita al suo interno solo per vedere la vita degli altri è da falliti.

Sempre più spesso, purtroppo, vedo gente che passa la giornata (e la notte!) solo a fare questo. Vivono con un computer tra le mani, meglio se portatile, e trascurano le attività della vita reale per passare il proprio tempo davanti a questi sistemi di social networking. Cosa fanno? Guardano le foto degli amici, gli amici degli amici, il loro stato, si informano su cosa hanno fatto e su cosa fanno, cercano di carpire esperienze altrui e di farle proprie. Alcuni non spengono neanche il computer, di notte, per averlo sempre a portata di mano. Lo scopo? “Beh, se mi sveglio e non riprendo sonno almeno ho qualcosa da fare”.

Questo atteggiamento è gravissimo in quanto si rischia di compromettere quella che è la propria socialità vera: se ti chiedo di uscire o di fare due chiacchiere, non vale la pena di spegnere il computer e fare delle attività REALI, di fronte a una o più persone in carne ed ossa?

Il paradosso, inoltre, si ha quando una persona decide di non uscire con gli amici per restare a chattare su Messenger. Insomma, strumenti di “social networking” che rischiano di rendere asociali i propri utenti. Qualcosa non funziona.

Ci sono persone che si immedesimano talmente tanto da assimilare quello che leggono, convincendosi (o cercando di convincere gli altri) di aver vissuto alcune delle esperienze che vedono nelle foto di Facebook o che sentono raccontate dai propri amici su Messenger. Spesso vengono scoperte, in quanto non puoi aver vissuto quell’esperienza di cui mi stai parlando se hai passato l’intera giornata davanti al computer.

Il fenomeno è quindi preoccupante e ci sono intere schiere di persone che si stanno facendo “prendere” da queste nuove tecnologie. Forse finirà come tutte le mode, verrà tutto abbandonato e il fenomeno si ridimensionerà a dovere. Nel frattempo, però, è bene non esagerare e ricordare che ogni essere umano è speciale, in quanto è unico. Non cerchiamo solo di uniformarci al mondo, poiché il mondo è bello e vario proprio perché ognuno di noi ha un universo al suo interno. Esatto, al suo interno, non sul suo stato di Facebook.

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23 gen

Come funziona il GPS?

Amici, clienti, conoscenti, lettori: spesso mi viene chiesto come funziona il GPS oppure viene fuori, parlando, che c’è molta confusione nella concezione di questo tipo di tecnologia. Ho già parlato dei navigatori satellitari ma non sono entrato nello specifico. Vorrei quindi, una volta per tutte, scrivere un post in cui spiego cos’è e come funziona il sistema GPS, sfatando alcuni miti e alcune leggende metropolitane che continuano ad imperversare.

GPS sta per Global Positioning System. Lo scopo del sistema è quello di consentire la determinazione precisa, esatta e univoca della propria posizione in qualunque punto del nostro Pianeta. Nato per scopi militari, nel corso degli anni è stato applicato anche all’uso civile. L’attuale sistema è americano anche se, già da un pò, l’Unione Europea ha terminato di pianificare il proprio sistema di posizionamento, chiamato Galileo.

Il GPS è composto da un certo numero di satelliti (da 24 a 32) che orbitano intorno alla terra trasmettendo continuamente e ripetutamente dei segnali nella banda delle microonde. Grazie ad alcuni calcoli matematici, infatti, conoscendo il tipo di segnale da ricevere (ovvero cosa dovrebbe arrivare) e il modo in cui viene ricevuto, è possibile stabilirne la distanza dal punto di emissione. Applicando questo meccanismo ad almeno tre segnali (quindi satelliti) diversi, è possibile calcolare la propria posizione esatta, l’ora e la velocità. Più satelliti vengono rilevati più possibilità ci sono che, in movimento, il segnale non venga mai perso; inoltre aumenta anche l’accuratezza poiché ci sono più termini di confronto.

Le antenne GPS, dunque, non sono altro che delle normali antenne tarate su particolari frequenze, dotate di un microprocessore che effettua il calcolo del segnale ricevuto per determinare la propria posizione.

Uno dei principali errori che le persone commettono, infatti, è quello di credere che il GPS preveda una trasmissione verso i satelliti. Sbagliato! Il ricevitore GPS non trasmette nulla ai satelliti ma si limita a ricevere un segnale e sfruttarlo per capire la propria posizione. Pensandoci bene, come è possibile che un dispositivo così piccolo e con così poca alimentazione possa essere in grado di inviare un segnale nello spazio?

Nessuna violazione di privacy, quindi, poiché solo la nostra antenna può conoscere la nostra posizione.

Lo stesso discorso vale per gli antifurti satellitari: non “trasmettono” la propria posizione ai satelliti ma si limitano a determinarla via GPS e trasmetterla ad un centro di controllo grazie ad alcune schede telefoniche GSM, cosa peraltro semplicemente replicabile con moltissimi telefoni cellulari moderni.

Volete sapere cosa combina, quanto corre e quanti km effettua vostro figlio quando esce in macchina? Prendete uno smartphone con GPS integrato, installate un software gratuito tipo GPSED, che consente anche l’invio in tempo reale delle informazioni di percorso e nascondetelo in macchina. Potrete seguire i suoi spostamenti in tempo reale. A parte le problematiche di privacy, la cosa funzionerà perfettamente.

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