Alla ricerca del Backup Perfetto

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Backup: perché farlo

Da che mondo è mondo, tutto può essere perso. Sia per ragioni accidentali che per ragioni ben ponderate, qualsiasi cosa può essere fatta sparire o può sparire per errore. Quante volte ci sarà capitato di perdere un oggetto e non trovarlo mai più?

Da quando esiste l'informatica, poi, questo concetto si è espanso a dismisura. Mentre è difficile perdere un oggetto, è molto più facile cancellare un file o una informazione dal computer, oppure voler ripristinare una versione precedente.

Molte persone pensano che sia sufficiente garantire che il supporto di memorizzazione sia ridondato, e si è a posto. SBAGLIATO!: un raid senza dubbio aiuta a non perdere tutto in caso di guasto di un disco, ma cosa accade quando il dato viene accidentalmente cancellato, quando viene compromesso per colpa di un virus o di una qualsiasi entità esterna, oppure quando l'elaboratore (raid o meno) viene rubato, o prende fuoco, o una situazione di questo tipo?

Ho collezionato esperienze di ogni genere. Tanto per elencarne alcune:

  • sale server finite sott'acqua per colpa di alluvioni
  • server distrutti dal terremoto, ovvero da crolli murari che hanno investito le sale macchine
  • ransomware vari, che ultimamente colpiscono molto più che in passato
  • danno volontariamente causato da qualcuno che ne ha tutto l'interesse (es: aziende informatiche che, poco correttamente, causano danni per crearsi lavoro. Sì, ho visto anche questo, e non una sola volta, purtroppo. E sto gestendo una situazione del genere proprio in questi giorni.)
  • errori da parte dell'amministratore (può succedere a chiunque)

Se poi parliamo di server esposti su Internet (es: e-commerce, server di posta elettronica, ecc.), la situazione diventa ancor più delicata in quanto oltre che la correttezza dei dati, c'è bisogno di garantire anche la continuità operativa del servizio.

La soluzione migliore, dunque, è avere sempre dei backup a disposizione. Ma quali caratteristiche dovrebbero avere questi backup?

Backup: come farlo

Di strumenti di backup ne esistono moltissimi, ognuno focalizzato su uno specifico elemento. Da suite completissime come Bacula e Amanda, a piccoli strumenti focalizzati solo a delle specifiche necessità.

Nel complesso, non è facile orientarsi nel mondo degli strumenti, open source o a pagamento, per cui la prima cosa da fare è porsi una serie di domande:

"Quanto sono disposto a rischiare? Cosa voglio preservare? Quanto fermo posso permettermi di avere in caso di perdita dei dati? Quanto e quale spazio ho a disposizione?"

La prima domanda è la più delicata, e a volte è sia causa che conseguenza delle scelte tecniche fatte. Alcune persone ritengono che sia sufficiente avere una copia di sicurezza all'interno della stessa macchina che si vuole "backuppare". La scelta può essere semplice & pratica, ma cosa accade in caso di guasto della macchina stessa? Il classico disco USB collegato e su cui vengono copiati i file ogni giorno è a rischio di guasto tanto quanto il resto dell'hardware. E no, non ditemi che il gruppo di continuità assicura l'assenza di sbalzi forti. Ho visto gruppi da migliaia di euro bruciarsi e bruciare tutto ciò che c'è dietro. Con buona pace dell'amministratore che si sentiva al sicuro. Andate pure a chiedere i danni all'assicurazione. Probabilmente i soldi arriveranno, di certo non i vostri preziosi dati.

Il primo passo, quindi, è avere un piano di gestione. Decidere a priori se la bilancia deve pendere di più verso la sicurezza o verso l'economicità.

Il backup più sicuro, infatti, è quello più distante possibile dalla macchina che si vuole mettere in sicurezza.

Questo però crea due problemi: più dati vogliamo tenere in sicurezza, maggiore sarà la necessità di spazio e di banda. Se vogliamo infatti memorizzare su un dispositivo separato, esso dovrà essere collegato (ragionevolmente via rete) al nostro hardware principale e dovrà poter ospitare tutti i dati che dobbiamo preservare. Se tutto ciò potesse avvenire in LAN, non dovremmo avere grossi problemi. Se invece volessimo tenere i nostri backup fuori dalla nostra rete, dovremo fare i conti anche con la connettività. Dunque potremmo decidere di memorizzare meno dati, per garantire una maggior velocità operativa, sia in fase di backup che, a maggior ragione, di eventuale ripristino.

Più sicuro, infatti, non vuol dire più pratico. Se avessi una connessione a 7 MBit/sec e 30 GB di dati nel backup, quanto tempo impiegherei per recuperare tutto in caso di perdita? Posso dunque permettermi un fermo così importante? Se si parla delle foto delle vacanze del 2000, probabilmente sì (a meno di un forte attacco di nostalgia), ma se parliamo di dati importanti che fermano la produttività di un'azienda, siamo sicuri di poter essere così pazienti? E se si parla di una cartella sanitaria?

Proprio per questa ragione, bisogna studiare al meglio la politica di backup più adatta alle proprie esigenze, ricordando che non esiste una soluzione che sia migliore in assoluto.

Backup dell'intero disco o dei singoli file?

Una delle prime domande che dobbiamo porci è proprio questa. Entrambe le soluzioni hanno dei vantaggi e degli svantaggi, elencherò i principali:

Intero disco (o storage)

Vantaggi

  • Facile ripristino completo in caso di perdita dati. Basterà fare un restore dell'intero backup sul disco originale, e tutto tornerà esattamente come prima
  • Spesso la soluzione integrata nei sistemi di virtualizzazione (es: Proxmox), semplice da gestire sia da riga di comando che da interfaccia
  • Sempre nell'ambito della virtualizzazione, ci sono prodotti (es: Veeam Backup) che permettono anche il recupero dei singoli file, consentendo una doppia possibilità.

Svantaggi

  • Su macchine fisiche, sarà praticamente sempre necessario spegnere la macchina per effettuare un backup di questo tipo, interrompendone l'operatività per tutto il tempo di elaborazione.
  • Lo spazio occupato può essere importante, in quanto verranno copiate anche alcune cose di cui potrebbe non importarci nulla.
  • L'operazione può essere lenta, in quanto il disco dovrà essere scansionato bit per bit. In caso contrario e/o con prodotti che utilizzano delle tecniche di analisi del file system per ottimizzare i tempi, la procedura potrebbe fallire in caso di impostazioni del file system in maniera non standard. (es: mi è capitato un cliente con un disco formattato direttamente, senza partizioni dentro. Tutto funziona, ma il Veeam non è in grado di effettuare un backup affidabile (tantomeno un recupero) proprio per questa scelta di configurazione).

In molti casi, questa può comunque essere la soluzione migliore. Oppure essere una base di partenza per avere un quadro completo, a cui poi far seguire dei backup più leggeri. Uno degli strumenti che utilizzo, in questi casi, è l'ottimo Clonezilla.

Singoli file

Qui la situazione si complica. A livello teorico, sembrerebbe la soluzione più semplice e comoda, ma non è sempre così.

Vantaggi

  • Realizzabile anche con utility di base del sistema (tar, cp, rsync, ecc.).
  • Maggior granularità: I singoli file possono essere backuppati, confrontati ai backup precedenti.
  • Possibilità di backup solo dei delta, copiando solo le parti modificate dei file riducendo sia lo spazio di stoccaggio che la quantità di dati da trasferire.
  • Portabilità: i file possono essere singolarmente spostati da un supporto all'altro.
  • Semplicità di ripristino parziale: si può scegliere cosa ripristinare e dove.
  • Possibilità di compressione/deduplicazione a livello di file o di blocco.
  • Possibilità di backup e ripristino senza la necessità di spegnere la macchina.

Svantaggi

  • Le soluzioni più semplici rischiano di richiedere moltissimo spazio di archiviazione.
  • Per un backup completo efficiente, sarebbe opportuno effettuare una snapshot (VSS, in terminologia Microsoft) del file system prima di iniziare la copia.
  • Potrebbero nascondersi delle insidie e restare celate fino al momento in cui si avrà bisogno del backup.

Backup: come lo faccio

Nel complesso, utilizzo entrambe le soluzioni, ovvero backup di macchine complete e di singoli file, a seconda delle necessità e delle situazioni. Le mie scelte, nel corso degli anni, sono state abbastanza costanti. Nello specifico, credo che avere dei backup a massima granularità sia la scelta migliore, anche perché in molti casi mi è capitato di dover recuperare qualche file o una serie di e-mail erroneamente cancellate da qualche cliente distratto.

Nello specifico, credo che un buon backup debba avere alcune caratteristiche di base:

  • possibilità istantanea di recupero, e velocità di elaborazione sufficientemente alta.
  • deve essere esterno.
  • sicurezza - no, non piazzerei mai un backup su Dropbox o Google Drive, ecc.
  • una gestione efficiente dello spazio.
  • compressione e deduplicazione, meglio se effettuati off-line.
  • il sistema deve essere il meno invasivo possibile. Non deve richiedere l'installazione di troppe componenti.

Ci sono varie correnti di pensiero, quelle che dicono che la macchina da backuppare dovrebbe avere accesso diretto al server di backup e quella che dice che è il server di backup a dover contattare i sistemi da mettere in sicurezza. Entrambe le soluzioni hanno i loro vantaggi e svantaggi, ma nel mio caso preferisco che sia il server a contattare i client, e per due motivi ben precisi: 1) a mio avviso è più facile tenere "nascosto" e sicuro un server che lasciare tante porte d'accesso ad esso da tutti i client e 2) in questo modo riesco a programmare i backup secondo una logica ben precisa (es: finito il primo, passa al secondo). Altrimenti diventa più difficile e c'è il rischio che si accavallino troppi backup, saturando le risorse della macchina.

rsync puro

Storicamente ho utilizzato (e lo utilizzo ancora, su alcuni server) uno script fatto da me basato su rsync e su hard link. In pratica, ogni backup parte dal precedente. Se il file non è cambiato, viene semplicemente creato un hard link e non viene occupato spazio ulteriore. Se è stato modificato, viene copiata solo la differenza (grazie a rsync), ma un nuovo file (con lo stesso nome) viene generato sul file system. E così via, giorno per giorno, per tutti i server.

Vantaggi

  • ho sempre una copia completa e immediatamente utilizzabile dei file, per cui il backup è "pronto all'uso". Ripristinabile in qualunque momento, recuperabile su qualsiasi supporto
  • lo spazio utilizzato non è la somma dei backup, ma la somma del primo e del totale dei file modificati. Attenzione: NON delle differenze dei file.
  • semplicissimo da realizzare
  • non richiede altro che rsync e un accesso alla macchina (normalmente, ssh)

Svantaggi

  • se non viene predisposto un sistema di snapshot, i file vengono copiati al volo. Nel caso di un database molto utilizzato, esso sarà inutile in quanto il ripristino genererà dei file non funzionanti
  • inefficiente a livello di spazio: a meno di usare dei file system con deduplicazione integrata (es: ZFS), ogni minima modifica ad ogni file richiederà uno spazio di archiviazione pari alla dimensione del file. Es: se aggiungo una riga ad un database di 10 GB, il backup successivo occuperà 10 GB in più del precedente, in quanto dovrà essere salvata una copia intera del file del database stesso
  • a meno di utilizzo di un file system compresso, tutti i file saranno non compressi

Questa è dunque un'ottima tecnica se si vuole tenere il backup di poche macchine o di macchine non enormi, e se non si vuole avere uno storico troppo ampio.

La mia attuale scelta preferita: BURP

Arrivato dunque al punto di avere centinaia di server (e i miei PC) da archiviare ogni giorno, alcuni anche più volte al giorno, ho dovuto necessariamente trovare un'alternativa più completa e "professionale".

Ho usato per circa un anno l'ottimo storeBackup, che ho integrato con alcuni miei script per centralizzarne il backup, ma l'ho scartato perché richiede che i backup partano appunto dal client stesso, non dal server. Molto efficiente, comunque, ed è una soluzione che consiglio senza riserve.

Ho poi effettuato alcuni test con altri prodotti (Obnam, Attic, ecc.) ma per varie ragioni sono stati scartati (nello specifico, o per la stessa ragione per cui ho abbandonato storeBackup oppure per ragioni di prestazioni). Ho iniziato ad usare BackupPC, soluzione che tutt'ora prediligo quando voglio dare ad un cliente un sistema di backup chiavi in mano, comodo da usare via web e da dimenticare, perché in caso di problemi sarà lui a contattarci e dircelo. BackupPC è una eccellente soluzione, lo utilizzo da più di 10 anni, ma ha il problema che richiede un backup "full" e una serie di incrementali, per cui ogni tanto ci vuole comuqnue un bel backup completo. Il risultato: in rete, può essere pesante o sovraccaricare. Ho dunque deciso di non utilizzarlo più per server interi o da remoto.

Alla fine, sono approdato a BURP, un eccellente sistema integrato. Esso ha soddisfatto quasi tutte le mie aspettative, rispondendo a meraviglia ai requisiti che ho elencato precedentemente:

  • c'è un server, che coordina, e i client. Le chiavi di comunicazione vengono generate al primo contatto, grazie ad una password, e vengono mantenute. I client potranno contattare il server in qualunque momento, ma è il server che decide se e quando il backup può avvenire, e come.
  • il software è piccolo e leggero, e sono riuscito ad installarlo senza problemi su tutti i miei server e relativi sistemi operativi, anche embedded.
  • ha un sistema intelligente di trasferimento: utilizzando la stessa libreria di rsync, copia solo le differenze dei singoli file (e non i file interi). A differenza di rsync, però. è in grado di memorizzare solo i "delta", ovvero le differenze, tra varie generazioni. Tanto per riprendere l'esempio precedente, in caso di aggiunta di una riga ad un database di 10 GB, lo spazio occupato dal backup successivo sarà all'incirca quello della riga.
  • ottimizzazione del backup "off-line": alla connessione del client, esso invierà la lista file. Il server la confronterà con ciò che ha, e chiederà al client di trasferire solo le differenze o i file nuovi. Alla fine, terminata la connessione, il server ottimizzerà il tutto e genererà al suo interno tutte le strutture necessarie, i collegamenti, ecc. Il client, a quel punto, ha già finito il suo lavoro.
  • tutti i dati possono essere compressi e deduplicati. Nella versione 1.x attraverso una utility esterna da loro fornita (che attivo una volta alla settimana), dalla versione 2.x (in sviluppo, non ancora stabile) esso verrà effettuato alla fine dei backup, in automatico.
  • Una comoda interfaccia ncurses (e web, anche se la uso meno) per controllare il tutto.

Da quando ho installato BURP, i miei backup sono diventati rapidissimi, leggeri e con un'ottima granularità. Il sistema si gestisce da solo, aggiungere un client è semplicissimo e arrivano delle comode e-mail che mi aggiornano sulla situazione.

Il supporto Windows è poi eccellente, esegue da solo il VSS delle unità e auto-aggiorna l'app (Windows, appunto) se lo si vuole. Grazie a delle guide reperibili sul sito del progetto stesso, è possibile recuperare un'intera installazione Windows da un backup e permetterne il boot, cosa non sempre scontata quando si decide di fare una copia dei singoli file.

Per concludere, non esiste IL sistema di backup perfetto, ma BURP, almeno per ora e già da circa un anno, è senza dubbio la mia scelta preferita. L'importante è ricordare sempre una regola generale: meglio avere un backup in più che uno in meno.

S'è rotto il MacBook Pro Retina (Late 2013). Di già.

Sad Apple

Io e la Apple: gli albori

I prodotti Apple mi sono sempre piaciuti e anche alla luce degli ultimi eventi, continuano a piacermi. Ho ancora un iMac G3 verdone, 400 MHz(1. iMac G3), acquistato (usato) nel 2001 e che tengo come oggetto d'arredamento.

Il mio iBook G4 (2. iBook G4 933MHz), arrivato nel Dicembre 2003, ha effettuato un buon servizio, rimpiazzato da un "normale" portatile x86 per ragioni di compatibilità con i sistemi di macchine virtuali che utilizzavo già allora.

Ho avuto due iPhone, un 3G e un 4 (3. iPhone 4 (dopo breve parentesi di 3G)), un MacBook Pro del 2009 (4. MacBook PRO 15" Mid 2009), che sto usando in questo momento per scrivere questo articolo e, nel Novembre 2013, ho pensato fosse arrivato il momento di affiancare al "vecchio" Pro una nuova macchina da usare prevalentemente a casa: un MacBook Pro Retina 15" Late 2013. Processore i7, 16 GB di Ram, SSD da 512 GB (5. MacBook Pro Retina 15" Late 2013). Una bellissima macchina. Aggiungerei alla lista un iPod Nano (prima versione), un iPod Nano più recente, e un iPod Touch (6. Gli iPod).

Io e la Apple: i dispositivi e i loro problemi

Di elettronica ne ho avuta tanta, e come tutti ho avuto dei problemi, nel corso degli anni. Però la mia statistica personale mostra che i prodotti Apple sono bellissimi ma non esenti sia da errori di progettazione che da problemi di affidabilità. Racconterò di tutti i problemi avuti con i miei dispositivi Apple, finendo con quello che, forse, sarà il mio ultimo dispositivo della casa della mela. Sono ancora convinto che siano dei bei prodotti, ma costano troppo e non sono così affidabili come dovrebbero. Poi ognuno avrà le sue esperienze, io racconto le mie.

Come qualcuno avrà notato, ho inserito dei numeri a seguito dei singoli device Apple che ho avuto. Utilizzerò quei numeri per riferirmi ad essi, nelle prossime descrizioni.

1. iMac G3

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Il primo Macintosh che ho avuto è stato un iMac G3, acquistato usato ma in buono stato, che ho utilizzato per qualche anno. Nasceva con MacOS 9 e supportava MacOS X (e contemporaneamente 9, grazie a Classic). Una macchina che si comportava bene, a parte alcuni problemi noti:

  • il cdrom era molto schizzinoso, e rifiutava moltissimi cd e dvd, anche originali. Era un problema noto, che purtroppo era risolvibile solo utilizzando un dispositivo esterno USB
  • il mouse era qualcosa di inutilizzabile. Denominato disco da hockey, era rotondo ed era un classico il prenderlo dalla parte sbagliata. Essendo USB, lo si poteva sostituire con qualsiasi mouse, ma l'intera macchina perdeva parte del suo fascino.
  • si surriscaldava. Complice lo schermo CRT e nessuna ventola di areazione (fantastica opera di ingegneria, per l'epoca), c'era un problema: appena la macchina si metteva a lavorare in maniera intensa, un leggero odore di bruciato pervadeva la stanza. Non ho mai avuto spegnimenti o problemi particolari, ma il suo odore era inconfondibile.

Nel complesso, una eccellente macchina, pur mostrando i suoi limiti. Sostituire un disco era possibile ma molto antipatico, la RAM era più facilmente accessibile ma a volte, senza apparente motivo, "perdeva" uno dei due banchi e ne vedeva solo uno. Problema noto, allora, e apparentemente irrisolvibile.

2. iBook G4 933MHz

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Secondo acquisto, decisamente importante, un bellissimo iBook G4 933MHz. Uno dei primi consegnati a Bologna, costosissimo, ma era il regalo di laurea dei miei genitori, dunque felicissimi di donare qualcosa che sarebbe certamente stato utile anche per un lavoro successivo. Lo è stato, e molto. Appena ritirato, ho subito apprezzato il design, l'architettura PowerPC, la velocità generale del sistema e la qualità di MacOS, pur avendo subito installato Debian su una seconda partizione.

Dopo qualche settimana, però, ho inizato a notare un problema: durante la ricarica, a volte, il led dell'alimentatore si spegneva e il computer continuava a funzionare solo a batteria, fino alla sua completa scarica. Per farlo ripartire, c'era bisogno di staccare e riattaccare la spina. Dopo varie prove, ho capito che il problema si presentava solo quando il computer era molto carico, ad esempio se stava processando dei file video provenienti dalla telecamera (sotto MacOS) e, sia sotto MacOS che su qualsiasi distribuzione di GNU/Linux, in fase di compilazione.

Ricerche su forum di ogni genere, fino a scoprire che moltissimi, come me, avevano notato lo stesso problema. L'alimentatore fornito era da 45 W, mentre il computer, a pieno carico, ne richiedeva decisamente di più. Questo lo mandava in sovraccarico e surriscaldamento, attivando la protezione per evitarne la rottura. Insomma, Apple forniva un alimentatore palesemente sottodimensionato rispetto ai consumi a pieno carico del proprio iBook.

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Sono dunque andato all'assistenza (che poi coincideva con lo stesso negozio in cui avevo acquistato il portatile) e la risposta è stata quasi più assurda del problema stesso:

"Lo sappiamo, è sottodimensionato, e il problema c'è. Apple non prevede una sostituzione dell'alimentatore con uno più potente, in quanto per loro è sufficiente per l'utilizzatore medio. D'altronde si parla di un iBook, non di un Powerbook, dunque se ha bisogno di un uso intenso dovrebbe cambiare computer. Oppure spendere 100 euro e comprare l'alimentatore più potente".

Senza parole, ho salutato mostrando il mio disapputo e sono uscito. Ero "solo" un neolaureato in Informatica, giovane, non un grosso industriale, dunque non sono stato trattato col rispetto che meritava un cliente qualsiasi, ma proprio da "ragazzino-che-vuole-scroccare-qualcosa". Inutile dire che in quel negozio non ci ho più messo piede.

Ho utilizzato il mio iBook quotidianamente fino al Marzo 2008, quando è stato rimpiazzato da un portatile Acer (offerta di un centro commerciale), affiancato ad un onnipresente computer fisso, in quanto avevo più bisogno di GNU/Linux che di MacOS, e l'iBook aveva i suoi problemini su di esso. Non l'ho venduto, sia per ragioni affettive che per ragioni pratiche.

Non mi sono comunque perso d'animo, e ho comunque creduto che Apple fosse un'azienda valida. Ho dunque rimandato l'acquisto del successivo dispositivo Apple, ma non escluso.

3. iPhone 4 (dopo breve parentesi di 3G)

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Dopo averlo massacrato per bene, ho avuto modo di sperimentare l'iPhone. In un'epoca in cui Android era ancora acerbo, l'iPhone 3G mi è sembrato avanti, e di molto. Appena il mio gestore telefonico l'ha reso disponibile, e dopo qualche mese di iPhone 3G (anche rallentato dalla vetustità del progetto del dispositivo rispetto alle versioni del sistema operativo correnti), sono corso a prendere un bellissimo iPhone 4 nuovo.

Ricordo ancora il momento in cui ho aperto la scatola, al piano di sopra della vecchia casa. Era l'Agosto del 2010, e non vedevo l'ora di collegarlo al mio MacBook Pro (di cui parlerò nel prossimo punto) per attivarlo. Ottimi matteriali, ottime sensazioni di qualità, peccato che effettivamente perdesse segnale se impugnato in un certo modo, ma non l'ho mai ritenuto un problema importante.

Stesso discorso per il multitasking: iOS non gestisce un vero multitasking, o per lo meno non a livello di singole applicazioni. La situazione, negli anni, è comunque andata migliorando.

Dopo circa un anno e mezzo di onorato servizio, noto che il pulsante centrale ("Home") inizia a non funzionare più bene. Bisogna premerlo molto forte, per farlo funzionare, e non sempre prende il comando che viene dato. Decido di portarlo in assistenza, complice anche il fatto che il problema era ormai abbastanza dilagante e in rete si potevano trovare intere conversazioni in merito.

Ecco la mia conversazione con l'addetto dell'Apple Store di Bologna:

IO: Salve, ho questo iPhone 4, ecco lo scontrino, preso attraverso il gestore telefonico. Non funziona il tasto centrale, può provare lei stesso. Cosa si può fare?

AS: Salve. Problema noto, ma la nostra politica non prevede la sostituzione del tasto. Le daremo un telefono nuovo (rigenerato, NdA) al posto del suo. Procediamo?

IO: Certo! Ecco lo scontrino.

AS: Ah, ma a noi non serve. Dal seriale sappiamo che il suo telefono ha 20 mesi. Per noi è fuori garanzia. Per la sostituzione, sono 200 Euro. Procedo?

IO: Aspetti...ma la legge italiana non prevede due anni di garanzia sui prodotti venduti?

AS: Apple fornisce un solo anno. Se non le sta bene, vada all'associazione consumatori. Oppure vada dal suo gestore telefonico e sarà sua cura gestire la cosa, a sue spese. Per noi il suo telefono è fuori garanzia, e sono 200 Euro per la sostituzione. Procedo?

Non l'ho fatto procedere, e sono andato dal mio gestore. Che, senza fare storie, ha preso in carico l'iPhone e dopo due settimane mi ha riconsegnato un telefono nuovo (rigenerato, NdA) senza battere ciglio. L'ho venduto subito, in quanto ero già tornato ad Android con un LG Optimus Black (ottimo apparecchio, ma non ne ho mai parlato qui), ad una buona cifra. Ho poi saputo che il telefono è finito in acqua, morendo circa un anno dopo.

Se avessi comprato l'iPhone all'Apple Store, avrei dovuto pagare la sostituzione o iniziare una battaglia legale. Questa storia che forniscono un solo anno di garanzia non sembra denotare gran fiducia nei propri prodotti, e non è l'unica volta che mi ha causato problemi (punto successivo).

4. MacBook PRO 15" Mid 2009

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Dopo il trasloco nella nuova casa e la scoperta che non avrei avuto, a breve termine, una connessione ADSL decente, visti anche gli spazi, ho deciso di rinunciare al computer fisso. In quel periodo avevo anche iniziato a girare molto per lavoro, e avevo già iniziato a muovermi per alcuni interessanti progetti internazionali. La scelta è stata semplice: "un solo computer, portatile, ma buono e stabile, che non richieda aggiornamenti di sicurezza costanti e duri nel tempo". Dopo breve indagine, la scelta è caduta sull'appena uscito MacBook Pro 15" Mid 2009. Introvabile, dopo aver girato tutti i rivenditori ufficiali Apple di tre province, ne avevano ancora uno in un centro commerciale di Bologna. Andato subito a ritirarlo, in una caldissima giornata d'Agosto, sono arrivato a casa e l'ho spacchettato. Ci sto scrivendo questo articolo, anche se il disco originale è stato sostituito da una SSD e poi da un ibrido, la ram è passata a 8 GB nel 2012, per il resto è integro, pur essendo sopravvissuto ad un paio di cadute (recenti) abbastanza importanti.

Sembra dunque che questo MacBook PRO sia perfetto... e invece no!

Dopo circa 14 mesi, noto che il pulsante del touchpad comincia a non essere molto affidabile. Come l'iPhone 4 del punto precedente. Per farlo cliccare, bisogna premere molto forte, e non sempre funziona. Come rimedio temporaneo, ho impostato il tap come click, ma vista la scarsa età della macchina, decido di portarlo all'assistenza Apple.

Solita storia, la stessa dell'iPhone 4:

"Riscontriamo il problema e confermiamo che ne sono arrivati altri. Sfortunatamente lei non ha la "Apple Care [1]", per cui per noi il prodotto non è più in garanzia. Se vuole può lasciarlo, le facciamo un preventivo e poi decide se ripararlo".

Ho deciso di portarlo via, per il semplice fatto che avendo scelto di avere UN computer valido (e altre robine, ma non sufficienti per gestire le mie solite macchine virtuali di lavoro), non avrei potuto accettare un fermo macchina superiore alle 48 ore.

Insomma, di nuovo una situazione in cui sembra che Apple sembra abbia sbagliato a livello progettuale qualcosa e a rimetterci debba essere l'utente. Lo fanno un po' tutte le azienda, ma da Apple non me lo aspettavo.

Da allora, non ho avuto altri particolari problemi, per cui nel complesso sono rimasto molto soddisfatto. La batteria, dopo 6 anni e mezzo, dura ancora quasi due ore, mantenendo le promesse che Apple aveva fatto allora.

Al momento, ha due sistemi operativi: Arch Linux come OS principale, che uso tutti i giorni, e MacOS su un disco esterno, che inserisco in base alle necessità.

5. MacBook Pro Retina 15" Late 2013

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Alla luce dell'esperienza avuta col vecchio MacBook Pro e vista la sua ormai vecchiaia (non posso fermare parte del lavoro solo perché si ferma un computer, dunque devo averne sempre uno più potente e uno sufficientemente potente per coprire, anche lentamente, tutte le necessità), nel Novembre del 2013 ho deciso di acquistare un nuovo MacBook Pro Retina 15". Un computer meraviglioso, dalla batteria infinita, velocissimo, con uno schermo in grado di non stancare la vista anche dopo molte ore di lavoro. Silenzioso, con l'ottima funzione PowerNap che mi consente di avere sempre backup recenti sul Banana Pro (ne parlerò in uno dei prossimi articoli) tramite Time Machine.

Tutto è andato straordinariamente bene dal 26 Novembre 2013 - data di acquisto - al 16 Novembre 2015. Mentre stavo lavorando su un server remoto via ssh, il terminale (locale) inizia a spararmi una serie di errori inquietanti. Non riconosceva più alcun comando, e dava errore di I/O. Ho subito capito che qualcosa non andava, e iniziato a fare dei test. Inutile dire che le mie brutte impressioni sono state confermate dalla realtà: la SSD da 512 GB è andata.

Ero incredulo. Il computer è stato usato veramente poco, ha 23 cicli di carica di batteria ed è uscito di casa 2 volte, per altrettanti traslochi. In giro, per il resto, porto sempre il vecchio MBP, in quanto il suo valore è ormai basso e un eventuale furto e/o guasto non sarebbero poi così terribili.

Lo porto in assistenza, sapendo che, anche in questo caso, la garanzia valida era di un anno. L'aggravante, poi, è averlo acquistato con partita iva, dunque la garanzia diventa un anno comunque. Per fortuna, però, avevo sottoscritto una di quelle assicurazioni supplementari che propongono per poche decine di Euro.

Dopo pochi giorni, arriva la telefonata. Il danno è la SSD, e non essendoci un pezzo di terze parti disponibile, c'è da sostituirla con una originale Apple. Il costo? *1.200 Euro*. L'assicurazione, invece, ha un massimale di 800. Per cui la differenza dovrò pagarla io.

Sono rimasto senza parole. Di nuovo. 1.200 Euro di danno su una macchina pagata 2.600 Euro meno di due anni fa? Non ho mai avuto guasti su SSD da poche decine di Euro, stressate e massacrate in tutti i modi, e la supermegasborona SSD Apple muore dopo neanche due anni??

Sono ancora incerto su cosa fare. Riprenderlo e usarlo con un disco esterno USB 3 oppure pagare la differenza e farlo riparare? Nel frattempo, in giro si leggono discussioni di persone che hanno acquistato nello stesso periodo, la stessa macchina e stanno avendo lo stesso problema. Chissà se Apple deciderà che la casistica sia sufficientemente ampia e che chi ha speso tutti quei soldi non debba spendere ulteriormente per un danno che, indubbiamente, denota un problema non da poco.

6. Gli iPod

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Non scriverò molto sui tre iPod che ho avuto, in quanto l'esperienza è stata pressoché in linea con tutto il resto. Il primo iPod Nano (primo modello) l'ho chiuso in un cassetto per la pessima qualità audio. Non mi piaceva, era metallico e di basso volume. Alla fine l'ho venduto, in quanto (come tutti i prodotti Apple) l'appetibilità del marchio ha contribuito ad un buon realizzo.

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Il secondo iPod Nano che ho avuto, un graditissimo regalo, è stato invece l'unico iPod che mi ha pienamente soddisfatto. Un buon audio, veloce, sufficientemente snello nell'inserimento della musica (tramite iTunes, ovviamente), ottima batteria, è stato per anni nel bracciolo della mia macchina e compagno di viaggio. Funziona ancora, ma adesso utilizzo prevalentemente Spotify per la musica, per cui è meno stressato.

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L'ultimo iPod che ho avuto è stato un Touch 3g. Purtroppo non ho avuto modo di usarlo molto, è stato un acquisto sbagliato. Quando ho deciso di venderlo, c'è stato un problema: a causa del violento sisma che ha colpito l'Emilia Romagna e che ho vissuto in pieno, poiché casa mia era a pochi chilometri dall'epicentro, l'iPod si è irrimediabilmente graffiato. Era sul tavolo e la scossa lo ha fatto cadere a terra, rovinando parte del vetro anteriore e graffiando completamente la bella parte argentata posteriore. Funziona, ma nelle sue condizioni è scarsamente appetibile. Non ho dunque avuto veri problemi, a parte essere rimasto deluso dalla fragilità del posteriore.

Considerazioni Finali

Alla luce di tutto, cosa penso dei prodotti Apple? Che sono bellissimi e mediamente ben ingegnerizzati, ma che non sono di qualità così superiore rispetto al resto. O, per lo meno, la differenza di prezzo non è rapportata alla differenza nella qualità generale dei prodotti. Al momento attuale, sarei ben restio nell'acquistare di nuovo un prodotto Apple, ma nella vita ho imparato che non si deve mai escludere nulla, specialmente quando si parla del rapido, impaziente mondo dell'elettronica di consumo.

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[1] Una sorta di garanzia supplementare Apple, che copre eventuali problemi dopo l'anno canonico.

I Tuttologi Informatici

In tutte le materie ci sono i tuttologi. Quelli che credono di sapere tutto, quelli che credono di capire tutto. Così come non esiste il medico specializzato in tutti i singoli organi, non può esistere l'informatico specializzato in tutte le sfaccettature della materia.

Questo è solo un piccolo sfogo dopo l'ennesimo soggettino di poco conto, con poca istruzione, tanta boria, tanti corsi-di-formazione-pagati-alle-aziende-che-producono-il-software-che-poi-dovranno-vendere che si crede onnisciente e pensa di poter giudicare anche ciò che non conosce.

Per fortuna, quasi sempre i fatti parlano da soli e il tempo livellerà le situazioni.

Fine dello sfogo.

P.S.: primo post scritto in reStructuredText ed è in formato MicroBlog, che aumenta le dimensioni per dare enfasi ai testi brevi. Sì, avete capito. Una sorta di prova :-)

Monitorare i cambiamenti di un sito Web

Watch

I Feed

Da sempre sono un amante dei feed. A mio avviso, ancora oggi non esiste modo migliore di raccogliere le notizie dalle proprie fonti preferite, raggrupparle e leggerle comodamente e a preferenza.

Moltissimi software di lettura si sono susseguiti nel corso degli anni, ce ne sono in giro ancora molti ma la tecnologia, purtroppo, è oggi considerata quasi obsoleta. Il problema non è, infatti, la tecnologia in se quanto il fatto che l'utonto...ehm, scusate...l'utente medio oggi preferisce leggere le notizie all'interno del Social Network preferito. D'altronde è risaputo: la notizia saputa dal famoso "amico-dell'-amico" viene da una fonte decisamente più autorevole rispetto ad un giornalista di professione o, ancora meglio, dal soggetto stesso del fatto.

Google stessa, nel 2013, ha dismesso l'ottima piattaforma Reader, a cui si appoggiavano anche moltissimi programmi di terze parti, tra cui i miei preferiti. Hanno pubblicamente ammesso che l'utilizzo era sciamato, nel corso degli anni.

Ho risolto installando l'ottimo Tiny Tiny RSS su uno dei miei server e la relativa app sugli smartphone. Ottimi risultati su Android, meno su Windows Phone poiché sia l'applicazione ufficiale che quella ufficiosa sono ancora abbastanza lacunose. E i feed sono sistemati.

E se la pagina non ha feed?

La situazione cambia quando il sito in oggetto non fornisce un feed. Fortunatamente ci sono ancora moltissime (e utili) pagine statiche che non presentano alcun apparente modo di controllare gli aggiornamenti. Alcune addirittura non scrivono (almeno visibilmente) la data dell'ultimo aggiornamento.

Ponendomi di fronte a questo problema, ho cercato in giro soluzioni. Dopo un paio di prove, mi sono stabilizzato con l'ottimo urlwatch. Scritto in python, è uno di quegli strumenti che fanno le cose come piace a me: in maniera semplice & rapida. Ci sono opzioni, ma possono essere bellamente ignorate e gestire tutto attraverso una semplice riga di comando e un file di testo di configurazione. Nessun xml, nessuna sintassi astrusa e nessun file di centinaia di righe da studiare: basta creare un semplicissimo file contenente, uno per riga, gli url da controllare. urlwatch, all'esecuzione successiva, effettuerà la prima imporazione delle pagine richieste e le metterà nella sua cache.

Eseguendolo successivamente, esso controllerà se ci sono modifiche e restituirà l'elenco di esse, sotto forma di cosa sia stato eliminato o aggiunto. L'output è eventualmente inviabile via e-mail o utilizzabile in qualsiasi modo si voglia. Io, nello specifico, controllo ogni giorno e, in caso di differenze, esse mi vengono inviate via e-mail.

Un assaggio di Zuk Z1

Zuk Z1

Come antcipato alcun giorni addietro, ho ordinato un nuovo Zuk Z1. Le ragioni sono molteplici, prima tra tutte la voglia di girare con un solo telefono (dual sim) invece che, come avviene già da dieci anni, con due terminali. Considerando inoltre l'aumento medio di dimensioni di uno smartphone odierno, non bastavano più le tasche per tenerli.

Perché scegliere proprio un Zuk Z1? Avevo già elencato le motivazioni, le riprenderò qui:

  • Cyanogen OS nativo - che utilizzo anche sui miei altri Android.
  • Dual Sim - comincio ad essere stanco di portare sempre in giro due telefoni. Meglio uno più grande che due.
  • Batteria mostruosa - secondo me, il maggior limite degli smartphone moderni è la durata della batteria. Apprezzo ancora il LG G2 proprio per questa ragione, ma 4100 mAh sono davvero da record.
  • 3 Giga di Ram, 64 giga di memoria integrata - anche se con una microSD, diventano interessanti anche altri terminali.
  • Per me è assurdo spendere più di 500 euro per uno smartphone. Che tra 6 mesi sarà vecchio, pur non essendolo.

Cosa mi piace

Anticipo subito che le mie aspettative sono state decisamente soddisfatte e che, anzi, il terminale è ben al di sopra delle mie più rosee previsioni.

La prima cosa che ho notato è che dal vivo è decisamente più bello che in foto, la qualità percepita è notevole e lo schermo ha un'ottima resa. Ho ordinato anche la cover in TPU e l'eccellente pellicola protettiva che l'e-commerce da cui l'ho acquistato proponeva, e pur avendolo reso leggermente più tozzo, di sicuro è ora protetto a dovere.

Il primo boot è stato decisamente lento. Più lento della media dei terminali che ho avuto, ma nessun problema in quanto dall'avvio successivo il tutto è diventato più rapido, inoltre non ho l'abitudine di spegnere lo smartphone a meno che non sia strettamente necessario. Il Z1, inoltre, supporta il Quick Boot, una sorta di ibernazione che consente uno spegnimento parziale e un'accensione pressoché immediata. Un po' come facevano i cari, vecchi BlackBerry. Ma attenzione: non fatelo se avete impostato la sveglia. Essa suonerà, ma sarà praticamente impossibile disattivarla fino a quando non avrà smesso di suonare. Siete stati avvisati.

CyanogenOS si comporta egregiamente: tantissime personalizzazioni possibili, sempre snello e fluido (Android Stock è rapido, sono tutte le "schifezze" installate dai vari produttori che lo rallentano a dismisura), funzioni giuste e ho già ricevuto cinque aggiornamenti, per cui il terminale è in pieno sviluppo. Sarebbe grave il contrario, visto che è appena uscito.

Lo schermo ha una buona risoluzione (FullHD) e a mio avviso è ottimo. I QuadHD appesantiscono i chipset, e a meno di volere il massimo della risoluzione a oggi esistente nel mercato consumer, non sono una condizione necessaria. Il Zuk si legge bene, di notte diventa riposante grazie alla sua impostazione automatica di colori in base all'ora e alla luce presente, e rende bene anche i colori.

La fotocamera si comporta bene. Non ha la rapidità di messa a fuoco del laser, ma sufficiente per le mie necessità. Non è paragonabile a quella del Lumia 930, ovviamente, ma è adeguata alle normali necessità. In caso di voglia di foto ben fatte, preferisco usare la mia reflex più che un telefono cellulare.

Ottimo l'audio, per la fascia di prezzo. Si sentono anche alcuni bassi e ha un volume degno di nota. Una piacevole sorpresa, così come è stato sorprendente il lettore di impronte digitali: rapidissimo, non sbaglia un colpo. Unico (piccolo) difetto, probabilmente dovrò ritararlo in quanto dopo aver messo la pellicola, il dito tocca con una diversa inclinazione e potrebbe non riconoscerlo immediatamente.

Fantastica la gestione delle due sim: entrambe possono essere impostate in LTE, ma solo una alla volta. Di solito tendo a tenere in LTE quella connessa alla rete dati, mentre lascio in 2G quella che utilizzo per la voce. Invertire le due cose, comunque, è banale e rapido, per cui non ci sono problemi. Utile anche la possibilità di disabilitare i dati in roaming in maniera separata "per-sim", in modo da non rischiare pesanti addebiti sull'altra.

Ma la cosa che mi soddisfa di più è LA BATTERIA. Finalmente un telefono capace di portarmi a sera in ogni condizione, e sempre con una percentuale elevata di carica residua. Fino ad oggi non ho mai raggiunto un valore inferiore al 50%, anche con utilizzo intenso. Smartwatch attivo, impianto viva voce Bluetooth in auto attivo, rete dati attiva, wifi attiva, eppure non perde colpi. Lo carico comunque tutte le sere, per avere sempre la massima autonomia nel giorno successivo, ma ho finalmente potuto staccare il caricatore dalla presa di corrente dell'auto.

Cosa NON mi piace

Non è tutto oro ciò che luccica. Anche il Zuk ha i suoi difetti. Il principale, a mio avviso, è la mancanza della banda degli 800 Mhz. Alcuni dicono sia inutile, altri che solo Wind, in Italia, la utilizzi ma la mia prova comparativa tra il "vecchio" LG G2 e il Zuk ha mostrato le differenze anche con gestori come Tim e Vodafone, i miei principali. In città, infatti, non vedo grosse lacune (anche il Z1 si connette in LTE), ma appena si esce e si finisce in periferia, si nota subito che mentre il G2 riesce ad avere accesso alla rete LTE (a piene tacche, quindi non a distanza), il Zuk passa in 3G. C'è poco da dire, la "bassa" frequenza è utile proprio per coprire una maggior estensione con minor concentrazione di BTS, e il Zuk non la supporta. Nel mio caso, non è un problema: per l'uso che faccio dello smartphone, non ho necessità dell'LTE, per cui potrei anche tenerlo disattivato. Il 3G ha banda e latenza sufficienti per i miei utilizzi mobili. Ma il problema c'è, e non è il caso di nascondere la testa sotto la sabbia fingendo che non ci sia. Chi ha necessità estrema di LTE sugli 800 Mhz, dovrebbe evitare il Zuk Z1.

Altra (bazzecola) che non mi piace: il cavo fornito è corto, cosa che ultimamente accade spesso. Al momento, non è neanche facile trovare un (buon) cavo lungo USB Tipo C, in quanto ancora non ci sono molte apparecchiature che lo supportano. Tempo al tempo.

Conclusioni

Promosso, a pieni voti. Solido, stabile, poco importa se un po' mattone o se non ha l'NFC, se non ha gli 800 Mhz e lo schermo QuadHD, chi se ne importa se monta "solo" un Qualcomm Snapdragon 801 e non l'810 (che lo avrebbe reso anche una comoda stufetta portatile). Un terminale da usare tutti i giorni, tutto il giorno, che richiede un basso sforzo economico per l'acquisto e può dare molte soddisfazioni. E ha scalzato qualunque Windows Phone dalla classifica dei miei smartphone preferiti.