Stefano Marinelli's Blog

07 lug

Gli informatici, gli “informatici” e quelli che “ci capiscono” – Parte 2: Il capiscione aziendale

  • italian

Dopo la prima parte relativa ell’esperto della porta accanto, e’ giunto il momento di parlare di un’altra folta schiera di informatici (anzi, Informatici, come piu’ volte citato dall’amico Simone Vellei): i capiscioni aziendali.

Essi si contraddistinguono per il proprio stile, non necessariamente inteso come vestiario ma proprio come modo di porsi. Spesso sono affabili, gentili, eleganti ed estremamente educati, non necessariamente in cattiva fede (anzi, quasi mai). Commerciali nati, sanno come parlare con il cliente (e con il collaboratore) ma hanno un serio problema: di informatica non ne capiscono assolutamente niente L’eta’? Non e’ importante, ma di solito tra i 30 e i 55 anni.

Hanno la bocca piena di termini (a loro) incomprensibili che, giustapposti, potrebbero avere un senso. Loro non riescono pero’ a usarli correttamente. Citano sigle, terminologie specifiche, fattori numerici abbastanza improbabili e, immancabili, milioni di termini inglesi per definire anche le cose piu’ semplici.

Loro non usano la tastiera ma la keyboard. Non hanno una scheda madre ma una motherboard. Non usano un portatile ma un laptop. Non hanno il palmare ma l’handheld che, spesso, coincide con il mobile (phone, NdA). Sognano un cottage con una connessione broadband e sognano la DVB-H.

Hanno un problema di routing? Nessun problema: in un attimo si trovano nel sito internet corretto e decidono si spendere 12 mila euro di router Cisco (o altre ditte professionali) con load balancing e replicazione di canali del tutto trasparente, nel dubbio acquistano anche canali VPN direttamente dal fornitore di connettivita’ (usare quello dei router diventa troppo poco trendy) per avere la maximum reliability e fault tolerance.

Arriva il tutto, lo montano e si rendono conto che il problema era soltanto legato ad un cavo di rete staccato. Poco importa, ora hanno una top network appliance di tutto rispetto e ci possono fare gli sboroni con clienti e concorrenti. Poi magari non la sanno configurare: nessun problema, assumono un ragazzo con contratto a progetto a 650 euro al mese e gli fanno gestire tutta la baracca.

Un cliente chiama: “Vorremmo un mail server, deve solo smistare la posta interna. Ma non ne sappiamo niente. Al limite vorremmo teleassistenza”. Preventivo: firewall hardware, connessione HDSL (no, l’ADSL e’ troppo poco professionale per la teleassistenza), router che permetta qualunque tipo di accesso remoto magari con smartcard, impronte digitali, timbro della voce o odore della pelle, server Server (ovvero non un normale computer), magari blade (non si sa mai che si debba aumentare la potenza…) con 8 processori e 8 giga di ram, rete interna da 1 Gbit e 1 TB di spazio su 10 dischi in raid 10 . Software? Finestre 200X Server Stra-Professional con super mail server commerciale (che non supporta neanche plugin antispam) e miriadi di altre (costose) amenita’ che sono assolutamente inutili. Costo? 35000 euro chiavi in mano. No, l’IVA e’ esclusa ma hey!!!! Comprende anche la manodopera!!!!

Preventivo accettato. Il tipo era cosi’ professionale, sicuro di se e competente (con tutti quei paroloni…) che non potevano non fidarsi.

Comprano…ehm…sorry…realizzano tutto. Ma, alla fine, si accorgono che non funziona niente e cercano un consulente esterno. Tu vai, sorridi quando scopri che tutta quella apparecchiatura deve servire a smistare 3 e-mail interne al giorno (che un vecchio 486 o un qualunque router da poche decine di euro su cui gira openwrt sarebbe stato sufficiente), e fornisci la tua consulenza. Chiedi “come mai non avete adottato hardware piu’ modesto e GNU/Linux, abbattendo i costi?”. Loro non sanno rispondere, non sanno che un mail server si possa fare anche in altro modo. Nessun commerciale di nessuna azienda glie l’ha mai detto.

Inebetiti e confusi, chiedono qualche sommaria informazione che va in pipe direttamente con /dev/null. Alla fine trovi il problema: non hanno collegato un cavo di rete. Sorridono, pagano, ti ringraziano e dentro di loro pensano: “eh, che persona in gamba. Ha capito quale fosse il problema al primo colpo, io non sarei mai riuscito”. No, infatti. Tutti quei paroloni hanno riempito il tuo cervello di junk news. E ora e’ in overflow. Torna a leggere i depliant delle aziende. Quella si’ che e’ la vera letteratura informatica!

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8 Responses to “ Gli informatici, gli “informatici” e quelli che “ci capiscono” – Parte 2: Il capiscione aziendale”

  1. 1
    Giuseppe Aniello Says:

    semplicemente fantastico :) )))

    purtroppo capitano molto piu spesso di quanto non si voglia ammettere situazioni di questo tipo

  2. 2
    kijio Says:

    Ti posso assicurare che lo stesso problema esiste in moltissime altre sfere lavorative.
    Il tipo che spara scemenze in doppiopetto e che è arrivato col macchinone ha sicuramente piu’ successo della persona modesta e sincera (ossia colui che lavora e si pagare quanto gli basta per sentirsi soddisfatti del proprio lavoro).
    Dalla progettazione alla medicina, dalla consulenza (in qualsiasi campo) alla progettazione informatica.
    Purtroppo la gente ama farsi abbindolare e l’unico difetto è che chi lavora onestamente non fa abbastanza “lo sborone” … ;)
    buon lavoro!

  3. 3
    Simone Says:

    si ma è anche dovuto alle varie proprietà che preferiscono buttare via soldi inutilmente pur di poter alzare il telefono e urlare al fornitore di turno i quatrini te li ho dati boni e qui non funziona nulla… che cambiare mentalità formando personale interno come si deve, ed utilizzando ove possibile(quasi ovunque) altre piattaforme operative.
    Questo problema l’ho avuto appena entra nell’azienda in cui sono attualmente, c’erano alcuni fornitori esterni che curavano l’infrastruttura di rete, e non mi riusciva di capire il perchè un giorno si ed uno no c’eran problemi di rete, ma uno sfacelo, considerando che il grosso dell’attività vien svolta con applicativi di rete…po zitto zitto mi so messo a spulciare tra le fatture, a smontare pezzo pezzo tutta la rete (64 ettari) tutti i pozzetti ogni cosa… risultato circa 3 km di cavi di rete inutili arrotolati di qui e di là su tratte di 100 mt… mi c’è voluto un anno a togliermelo dai piedi, poi sistemato l’impianto di rete e 2 anni che non ci metto mano…

  4. 4
    Lorenzo Says:

    Ciao,
    se ti può consolare un mio cliente ha scelto Telecom come partner commerciale. Per il suo sito web è stata scelta dal datacenter Telecom questa configurazione:

    2 HP DL400 con in tutto 4 cpu e 6 GB di ram
    in configurazione load balancig, widows 2003 Server e oracle 10i.

    Puoi capire quanto ha speso.
    Io ho sviluppato la web app [CMS, CRM e altre belle cosette] in php; il cliente ha voluto necessariamente Oracle [poco male fortunatamente uso un layer per l'astrazione]. Le performance del sistema sono enormemente inferiori a quelle della mia macchina da sviluppo [p4 2,4 GHz e 1 Gb di ram] con Gentoo 2007.0.
    Sono mesi che mi chiedo un web server in load balancing? Per gestire 1000/2000 accessi giornalieri?
    Quando ho chiesto ai tecnici telecom [hanno la certificazione Microsoft III livello, mi hanno detto presentandosi] mi hanno riso in faccia, dicendo che certe cose “quelli come me” non le possono nemmeno capire…Eh va beh…

    Cmq hai tutta la mia comprensione!!

  5. 5
    Gabriele Says:

    Un post bellissimo e molto vero! Complimenti, fa morire dal ridere!

  6. 6
    Stefano Marinelli’s Blog - Cosa frulla per la mente di un informatico… » Gli informatici, gli “informatici” e quelli che “ci capiscono” - Parte 4: Gli “uomini-mela” (o uomini Apple) Says:

    [...] Apple) Da Stefano Dopo la parte 1, con l’informatico della porta accanto e la parte 2, con il capiscione aziendale, la parte 3, con l’uomo piccolo e fragile, andiamo ora ad analizzare un altro tipico [...]

  7. 7
    Giuseppe Giorelli Says:

    Buongiorno.
    Riguardo al commento di Lorenzo (cito) “…certe cose quelli come me non le possono nemmeno capire”, questi signori potrebbero avere ragione; davvero c’è qualcosa che “quello come noi” (un po’ troppo tecnici) non capiamo: e cioè che siamo in italia.
    Spulciando tra le fatture (attività interessante, potendolo fare) e con qualche visura camerale un mio amico mi ha dimostrato che alcuni strapagati consulenti (e titolari di ditte fornitrici) sono figli o parenti stretti di membri del CdA dell’azienda dove lavora (in pratica, un paio di contitolari). In pratica quello che (stra)spendono dal bilancio aziendale (non brillante) lo girano nelle tasche di famiglia (il mio amico non farà nulla: teme di perdere il posto).
    In altri casi i fornitori “fanno a metà” con un dirigente.
    Nell’informatica questi trucchetti sono più facili, tanto nessuno ci capisce nulla.
    Non mi sembra strano se “il nostro sistema produttivo non regge alla concorrenza internazionale”, come ho sento dire.

  8. 8
    set up vpn Says:

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